Studenti e ricercatori

Sant’Anna di Pisa allena l’algoritmo che prevede le sentenze

di Valentina Maglione

Si chiama «giustizia predittiva» ma con i giudici-robot e le decisioni automatizzate che il nome sembra evocare non ha (per ora) nulla a che vedere. Piuttosto l’obiettivo, a cui stanno lavorando più menti, con collaborazioni tra uffici giudiziari e Università, è quello di usare l’intelligenza artificiale per aiutare la giustizia, creando una banca dati della giurisprudenza aperta non solo ai tecnici ma anche ai cittadini, che potrebbero consultarla per valutare le chance di successo e i tempi di un contenzioso. Un progetto - con ricadute in termini di accelerazione dei processi, riduzione delle liti e impulso a soluzioni concordate - a cui la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa prova ora a far fare un passo (scientifico e tecnologico) in avanti.

«Stiamo annotando semanticamente una serie di decisioni negli ambiti del danno alla persona e dell’assegno di separazione e divorzio», spiega Giovanni Comandé, docente di diritto privato comparato e responsabile scientifico del Lider-Lab, laboratorio interdisciplinare diritti e regola del Sant’Anna, che dal 2019 lavora al progetto con il Tribunale di Genova e ora anche con quello di Pisa. «Lo scopo è allenare un algoritmo ad annotare in modo automatico le decisioni in quelle materie, per poi estendere la tecnologia ad altri ambiti».

Ma cos’è l’annotazione semantica? Si tratta di individuare delle espressioni-chiave (non singole parole ma frasi o formule), che permettano di “etichettare” una pronuncia, di modo che il sistema possa distinguere, ad esempio, un decreto ingiuntivo per l’affitto non pagato da un altro per gli alimenti non versati. «Entro fine anno - prosegue Comandé - intendiamo validare la tecnologia dell’algoritmo per l’annotazione semantica automatica. L’obiettivo è costruire una base dati semanticamente annotata, ricercabile con linguaggio naturale, consultabile da tutti». Una piattaforma che è la materia prima per poi elaborare gli algoritmi predittivi. Ma già di per sé può avere applicazioni pratiche significative: «Intanto - osserva Comandé - facilita la gestione dei flussi del contenzioso e l’assegnazione di un caso a una sezione del tribunale o all’altra. E poi dalle pronunce, che fotografano i problemi della vita reale, possono emergere indicazioni per i decisori».

Nella stessa direzione va il progetto portato avanti a Brescia da Corte d’appello, Tribunale e Università sotto la regia del Presidente della Corte d’appello, Claudio Castelli, da sempre sensibile ai temi che incrociano diritto e tecnologia. Sul sito dell’Università di Brescia è online da novembre una piattaforma che raccoglie in due categorie, economia e lavoro, poi articolate in titoli e sottotitoli, le sentenze più significative degli uffici giudiziari di Brescia. Online ci sono gli abstract delle pronunce: non solo le massime per giuristi, ma anche elementi del caso concreto, che rendono il messaggio comprensibile a tutti. Ma si tratta «di un’esperienza artigianale - ragiona Castelli - e con un numero limitato di pronunce. La base dati va creata a livello centrale con la banca dati nazionale di tutte le sentenze, a cui tutti devono poter accedere. E sarebbe necessario creare un laboratorio sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale alla giustizia mettendo in rete le diverse esperienze».


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