Studenti e ricercatori

Borse di studio, per il calcolo d’impegno e merito vale tutta la carriera universitaria

di Pietro Alessio Palumbo

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Nella vicenda affrontata dal Consiglio di Stato con la recente sentenza 2863/2021 uno studente aveva impugnato il bando indetto dall'Ateneo presso cui era iscritto laddove ai fini della verifica di impegno e merito per la “borsa di studio” prevedeva che il numero minimo dei crediti formativi per accedere alle graduatorie era calcolato comprendendo ciascun anno accademico, a partire dall'anno di prima immatricolazione “assoluta”, ancorché a corso diverso.

Il Giudice di palazzo Spada ribaltando la sentenza di primo grado del Tar Lombardia ha ritenuto corretto il bando in questione. A ben vedere - ha evidenziato il massimo giudice amministrativo - nell'ottica del principio di meritevolezza è ragionevole disporre il calcolo degli anni di iscrizione a partire dal primo accesso in assoluto compresi gli anni di iscrizione ad altri corsi, poiché ciò valorizza la “costanza” nella carriera universitaria; risultando invece arbitraria, e comunque difficilmente verificabile, ogni valutazione relativa alle ragioni che concretamente abbiano comportato un cambio di corso di laurea da parte dello studente.

Per il Tar non si può premiare lo studente “inattivo”
Il Tar lombardo aveva ritenuto illegittimo il bando in questione. A suo giudizio accordava una posizione di favore allo studente che, in attesa di ammissione ad un corso ad accesso programmato, assumeva un comportamento del tutto passivo non iscrivendosi ad alcun corso di laurea.

In particolare secondo il giudice lombardo la regola della prima immatricolazione “assoluta” si rivela irragionevole quando la scelta di cambiare corso non dipenda da una autonoma decisione dello studente ma da ragioni oggettive quali il mancato superamento dei test di ingresso a Corsi ad accesso programmato. In questa ipotesi sussisterebbe la “meritevole” volontà dello studente di non rimanere inattivo dopo il fallimento della prova di ingresso, frequentando altri corsi in attesa dell'auspicato successo nei test successivi. In altre parole in questo caso il cambio di Corso non denoterebbe affatto una “immeritevole” assenza di metodo e rigore. Anzi, l'opposto.

Per il Consiglio di Stato invece si rischia incertezza e disparità di trattamento
Secondo il Consiglio di Stato la logica sottesa alla disciplina che individua l'anno di prima immatricolazione non già nell'anno accademico di prima iscrizione al corso di studio attualmente frequentato – bensì in quello di prima iscrizione a qualunque corso legalmente riconosciuto - sta nell'esigenza di evitare un ingiusto trattamento più favorevole per gli studenti che dopo aver frequentato il Corso di prima iscrizione, abbiano deciso di trasferirsi.

A ben vedere questi ultimi in rapporto agli anni di complessiva frequenza universitaria, ordinariamente giungono a vantare un numero minore di Cfu rispetto ai colleghi, tuttavia per effetto dell'eventuale riconoscimento di esami del percorso pregresso, possono anche maturare un maggior numero di Cfu rispetto agli iscritti allo stesso anno accademico. Insomma per palazzo Spada una diversa interpretazione non è coerente con le ragioni meritocratiche alla base dell'elargizione del contributo, essendo suscettibile di ingenerare situazioni di incertezza che rischiano di sfociare in ingiustificate disparità di trattamento.


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