Studenti e ricercatori

Il Recovery scommette su alloggi e borse di studio per aumentare le matricole

di Eu.B.

Aumentare il numero di giovani laureati in Italia. È uno degli obiettivi più urgenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). E che passa, innanzitutto, da un incremento delle matricole. Da qui l’idea del Recovery Plan atteso in Parlamento di agire contemporaneamente sull’offerta di borse di studio e di alloggi universitari per fare aumentare sensibilmente la domanda di iscrizioni. E dare un seguito al recupero di immatricolati già partito nell’anno accademico 2020/21.

Proprio su queste aree di intervento negli ultimi anni si erano registrati risultati in controtendenza. L’ultimo focus sul diritto allo studio pubblicato dal ministero dell’Università sottolinea come, tra il 2015/16 e il 2019/20 (ultimo dato disponibile), le borse di studio erogate siano aumentate di oltre il 58%, arrivando a 223mila. Mentre gli alloggi sono cresciuti solo dell’1,3% e se l’analisi si restringe agli ultimi 12 mesi scopriamo che, a causa della trasformazione delle stanze doppie in singole a causa del Covid, i posti letto per gli studenti sono addirittura diminuiti da 43 a 42mila.

Leggendo questi numeri si capisce ancora meglio perché il primo intervento citato dal Recovery alla voce università (e con annesso stanziamento di 960 milioni da qui al 2026) punti a triplicare i posti per gli studenti fuorisede, portandoli a 120mila entro cinque anni. Con una mezza rivoluzione in materia di edilizia universitaria. Vediamo perché: ai bandi potranno partecipare anche investitori privati o partenariati pubblico-privati; il regime di tassazione sarà simile a quello applicato per l’edilizia sociale e verrà abbinato a un utilizzo flessibile dei nuovi alloggi quando non necessari all’ospitalità studentesca; saranno agevolati, con un cofinanziamento superiore al 50%, la ristrutturazione e il rinnovo delle strutture in luogo di nuovi edifici green-field; la procedura per la presentazione e la selezione dei progetti verrà integralmente digitalizzata.

Nello stesso arco di tempo - e veniamo alla misura immediatamente successiva del Pnrr - il governo promette di passare da 220mila a 400mila borse di studio. Maggiorandone anche gli importi, in media, di 700 euro così da arrivare a un valore medio di 4mila euro per studente. Un intervento che, nel passaggio da un esecutivo all’altro, è stato però ridimensionato. Come lo stanziamento che è sceso dai 900 milioni di Conte (su cui si veda altro articolo a pagina 2) ai 500 di Draghi.

Sempre per convincere gli alunni delle secondarie di II grado a non fermarsi al diploma e a proseguire gli studi viene annunciata un’iniziativa congiunta Università-Istruzione per rafforzare le azioni di orientamento in quarta e quinta superiore. Il target è un milione di ragazzi e ragazze da coinvolgere con corsi brevi erogati da docenti universitari e insegnanti scolastici utili a comprendere meglio l’offerta dei percorsi didattici universitari e colmare i gap presenti nelle competenze di base che sono richieste. Attraverso l’erogazione lungo la penisola di 50mila moduli e la stipula di 6.000 accordi scuola-università. Ancora tutti da scrivere.


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