Studenti e ricercatori

La seconda vita della chimica: in 10 anni +87% laureati

di Claudio Tucci

La chimica è una buona scelta. E lo dimostra la collaborazione scuola-università -industria nata oltre 15 anni fa e rilanciata dal progetto nazionale di chimica del piano lauree scientifiche (Pls) del ministero dell’Università e della Ricerca. Negli ultimi 10 anni, a fronte di un’attività di orientamento a tutto campo, è quasi raddoppiato il numero di laureati magistrali, passati da 1.486 nel 2010 a 2.790 nel 2019 (+87%). La ricetta della second life che una delle nostre scienze pure sembra vivere in fondo è semplice, ma collaudata: progetti dedicati agli studenti delle superiori per far comprendere l’importanza della chimica nel quotidiano e raccontare la sua industria, ad elevata specializzazione ed innovazione, in grado di offrire percorsi professionali interessanti.

«L’immagine del vecchio scienziato col camice bianco e le provette in mano è decisamente lontana dalla realtà - ha ricordato Ugo Cosentino, coordinatore del progetto nazionale di chimica del piano lauree scientifiche, progetto che coinvolge tutte le 32 sedi universitarie dove si realizzano corsi di studio in chimica -. La chimica è sempre più innovativa e sostenibile e apre le porte anche a molti altre professioni fuori dal laboratorio». L’aumento dell’87% dei laureati magistrali è un buon segnale, ma non sufficiente visti i numeri ancora bassi rispetto a quelli di altri Paesi Ue.

L’occasione per approfondire opportunità di studio e di lavoro nella chimica è stato un nuovo incontro di orientamento, organizzato dal progetto nazionale di chimica del piano lauree scientifiche assieme a Federchimica, svoltosi on line nei giorni scorsi, a cui hanno partecipato oltre 5mila studenti provenienti da 190 scuole superiori di tutt’Italia.

«La chimica è un’ottima scelta per chi deve scegliere un percorso di studio dopo il diploma. Un sistema industriale così strettamente connesso alla scienza e alla ricerca è in grado di offrire posti di lavoro qualificati - ha dichiarato Aram Manoukian, componente del consiglio di presidenza di Federchimica con delega all’Education -. Questo resta vero nonostante la crisi: a tre anni dalla laurea lavora il 91% dei chimici e il 93% degli ingegneri chimici e il 90% dei diplomati Its».

Sulla chimica purtroppo pesano ancora tanti pregiudizi: «Ma i nostri bilanci di sostenibilità dimostrano invece che il settore è tra i più virtuosi - ha aggiunto Manoukian -. Mettiamo al primo posto la sicurezza e la salute dei lavoratori e siamo stati tra i primi a investire per produrre utilizzando meno energia, meno acqua, creando meno rifiuti e meno emissioni, aiutando altri comparti industriali a essere più sostenibili. Anche per questo abbiamo bisogno di nuovi chimici ben preparati, che possano portare il loro contributo all’innovazione e alla crescita delle nostre imprese». Anche da qui passa la strada per un paese realmente più green.


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