Studenti e ricercatori

L’Università di Padova dà il via al 799° Anno accademico

di Redazione Scuola

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La medicina universitaria al servizio della pandemia e il sostegno economico concreto per preservare il diritto allo studio e quindi la tutela dei saperi: ecco le due vocazioni dell'Ateneo Patavino emerse durante questo periodo di crisi sanitaria, economica e sociale e ricordate venerdì scorso durante l'inaugurazione del 799° Anno Accademico. Celebrazioni in formula ibrida, per le restrizioni sanitarie. La cerimonia, apertasi con la lettura dei saluti inviati dal presidente del Consiglio Mario Draghi, ha visto la partecipazione da remoto, del presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e del ministro dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. Sono intervenuti in presenza, dall'Aula Magna, il Rettore, Rosario Rizzuto, per l'ultimo discorso inaugurale del suo mandato, il direttore generale, Alberto Scuttari, la neo-eletta presidente del Consiglio degli studenti dell'Università di Padova, Emma Ruzzon, e il Presidente della Crui Ferruccio Resta. La lectio magistralis dal titolo “Uscire dalla crisi: la bussola dei diritti e delle responsabilità” è stata affidata a Marco Mascia, Professore dell'Università di Padova - Cattedra Unesco Diritti Umani, democrazia e pace.

«Con l'inaugurazione dell'Anno Accademico che porta l'Ateneo verso i suoi ottocento anni di vita, la mia ultima come Rettore di questa straordinaria università, traccio il bilancio di un mandato che non può non partire dall'analisi della gestione di un'emergenza, la pandemia, che mai avremmo pensato di dover affrontare – ha affermato Rosario Rizzuto, Rettore dell'Università di Padova – Mi sono insediato avendo come obiettivo di coniugare i due aspetti di un'unica missione: essere luogo di scienza e cultura, posizionato autorevolmente nel contesto internazionale, e agire da istituzione pubblica, che vive nel territorio e ne promuove la crescita culturale, economica e sociale. Di fronte all'emergenza sanitaria, e poi economica e sociale, i due aspetti sono diventati improvvisamente tutt'uno, con una gravità e un'urgenza che hanno portato tutti noi a unirci in una risposta corale. Una risposta che ha mostrato, forse mai come prima, la forza di un'Università multidisciplinare. Dall'impegno scientifico, guidato dalla nostra grande e riconosciuta capacità di ricerca, alla gestione di una didattica che ha saputo comunque garantire qualità dell'insegnamento e regolarità delle carriere degli studenti, senza dimenticare lo sforzo costante – e premiato da ottimi risultati – di mantenimento della sicurezza del personale e della grande comunità che forma l'ateneo, fra l'altro al centro di una campagna che ci ha visto vaccinare oltre 6.500 persone in meno di due settimane. Fra i tanti risultati che andrò a ripercorrere nel discorso rivolto alla comunità accademica, ne sottolineo uno per tutti: l'investimento, che penso si possa definire senza errore coraggioso, sul capitale umano, con l'assunzione di 678 ricercatori, 92 professori associati e 40 ordinari. Nelle mani di chi mi succederà io e la mia squadra di Governo lasciamo un ateneo vivo, attrattivo, più forte nelle graduatorie nazionali e internazionali. Tanti obiettivi sono stati raggiunti, per altri sono state gettate le basi. Concludo sottolineando il tema della lectio magistralis del professor Marco Mascia: i diritti umani, valore fondante del nostro ateneo, in questo momento difficile più che mai al centro della nostra attenzione. Quella libertà che l'Università di Padova ha, e avrà sempre, nel suo Dna. Si chiude così simbolicamente un percorso aperto durante la mia prima apertura, come rettore, di Anno Accademico, sei anni fa, dedicata alla memoria di Giulio Regeni».

Garantire continuità alla formazione è stata la priorità dell'Università di Padova: nei momenti più critici da remoto, grazie alla strumentazione tecnologica, e appena possibile anche in presenza. Durante il lockdown, in una settimana tutte le attività didattiche sono state trasferite su piattaforme telematiche, con più di 3mila insegnamenti, 40mila studenti connessi al giorno, oltre 100mila esami di profitto e 200 lauree nella sessione estiva di esami. Inoltre, è stata dedicata massima attenzione alla sicurezza del personale e degli utenti. Grazie ad un programma di tamponi salivari molecolari, a cadenza quindicinale, e al piano vaccinale per l'intero personale universitario, ad oggi nessun focolaio di infezione è stato rilevato all'interno dell'Ateneo.

Grande cura è stata riservata anche alle difficoltà economiche. L'Ateneo, infatti, ha implementato un pacchetto di misure a supporto degli studenti e delle loro famiglie per un valore di 15 milioni di euro.

Nonostante le criticità, l'Università di Padova non ha smesso di crescere. Sono stati istituiti 39 nuovi corsi di studio, dei quali 17 vengono erogati in inglese. Le matricole sono aumentate: da 17mila nel 2015 a quasi 22mila nell'anno in corso. Ottima la risposta dagli studenti internazionali, anche in quest'anno caratterizzato da difficoltà, preoccupazioni e restrizioni.

Il dato di immatricolazioni extra-Italia è infatti in controtendenza: + 50%, contro una riduzione media, dentro i confini nazionali, del 60%, del 45% negli USA, del 10 % in UK e del 51% in Europa.

Inoltre, si noti che negli ultimi sei anni sono stati assunti oltre 800 tra professori e ricercatori. Le classifiche nazionali e internazionali confermano l'eccellenza dell'Università di Padova che si posiziona tra le quattro (nonché l'unico grande Ateneo) nella fascia A nell'Accreditamento Periodico dell'Anvur.

Inoltre, nella classifica di Times Higher Education è passata dal 301-350 posto nel 2016 al 250-300 nel 2020; nella classifica Qs dal 338 al 216, mentre nella classifica del Center for World University Rankings per il 2021/2022, l'ateneo patavino si conferma al 165° posto nel mondo e nel Best Global Universities di US News si posiziona al 114°.


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