Studenti e ricercatori

Atenei, il test d’ingresso predice il futuro

di Eugenio Bruno

Dimmi com’è andato il test d’ingresso e ti dirò chi sei, che cosa studierai e con quale profitto. Grazie alla capacità delle prove standardizzate - indipendentemente dalla modalità di somministrazione (cartacea o elettronica) - di predire il futuro delle matricole. Come testimonia un report sulla «valenza predittiva» delle prove di accesso agli atenei, che il Cisia presenterà giovedì in un convegno organizzato con le Conferenze di Ingegneria ed Economia (a cui parteciperà anche il ministro Gaetano Manfredi) e che Il Sole 24 Ore del Lunedì anticipa in esclusiva. Uno studio di 68 pagine che, da un lato, fotografa i quiz di selezione e autovalutazione ai tempi della pandemia e, dall’altro, può aiutare le politiche di orientamento centrali o locali. Anche perché l’11.9% delle ragazze e il 14.8% dei ragazzi abbandona gli studi dopo il primo anno, mentre l’8.8% delle studentesse e l’8.5% degli studenti cambia corso di laurea.

Un bilancio dei «Tolc@casa»

Anche per il Consorzio interuniversitario sistemi integrati per l’accesso (Cisia) - che oggi conta 53 atenei aderenti e che dal 2012 eroga test d’ingresso in modalità online (i cosiddetti Tolc) - il 2020 non è stato un anno come tutti gli altri. Quasi tutta l’attività di somministrazione dei test di ingresso, che tradizionalmente parte a febbraio e si conclude a novembre, è stata svolta nella modalità «a casa», cioè sul Pc dello studente anziché nelle aule informatiche. Sono circa 235mila le prove erogate e 210mila gli studenti coinvolti. Con un aumento del 30% rispetto all’anno prima e una buona risposta dall’estero come conferma Andrea Stella, presidente del Cisia: «È stato affrontato da studenti situati in ben 114 paesi diversi e questo fa comprendere quale potente strumento esso possa diventare per incrementare un reclutamento di qualità di studenti esteri e per sviluppare l’internazionalizzazione degli atenei italiani».

La capacità di predire il futuro

Il report si sofferma sulla «valenza predittiva» dei test, sia ai fini della scelta universitaria, sia in termini di carriera. E lo fa investigando su due aree: i Tolc-I per Ingegneria e i Tolc-E per Economia e statistica svolti dagli immatricolati del 2016/17. Partiamo da Economia che rappresenta una new entry, visto che la predittività di Ingegneria era stata investigata dal Cisia quando i test erano in presenza. Il primo dato che emerge e che ci pare degno di nota è che il 70% degli studenti che svolgono il test poi si iscrive a Scienze dell’economia e della gestione aziendale oppure a Scienze economiche (e il 57% opta anche per lo stesso ateneo della prova) mentre il restante 30% fa altre scelte. Un altro elemento interessante riguarda la provenienza degli immatricolati a Economia: il 43% ha fatto il liceo scientifico, il 23% l’istituto tecnico commerciale e il 13% il classico. Per arrivare poi alla corrispondenza, su cui si rimanda ai grafici in pagina, tra il punteggio ottenuto al test d’ingresso e la carriera universitaria. Sia per i Tolc-E che per i Tolc-I le matricole che hanno preso al quiz più di 24 in genere, al primo anno, superano i 40 crediti formativi (pari ai ⅔ dei Cfu da conseguire nei primi 1 2 mesi). Viceversa essersi fermati a 3 punti, specie a Ingegneria, rischia di pregiudicare notevolmente l’inizio della carriera universitaria con neanche 20 crediti in cascina e una percentuale di inattivi (cioè studenti a zero crediti) che sfiora il 40 per cento.

Le politiche di orientamento

In una fase in cui molte matricole hanno già scelto dove iscriversi nel 2020/21 ma altre devono ancora farlo ci sembra interessante soffermarci anche su un paio di conclusioni del report del Cisia. La prima riguarda «l’utilità dei Tolc sia ai fini dell'orientamento nelle sceltepost-diploma, sia come guida nella preparazione alle prove di selezione». La seconda può interessare invece gli atenei nella «predisposizione di eventuali percorsi di recupero rivolti agli studenti con esiti insoddisfacenti nei test di selezione». Entrambi i temi sono destinati a tornare d’attualità con il Recovery Fund che dovrebbe contenere un piano congiunto Istruzione-Università per rafforzare le attività di orientamento degli studenti già durante gli ultimi due anni di scuola superiore. Giocare d’anticipo può essere garanzia di un futuro migliore. Universitario e non.


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