Studenti e ricercatori

Adi: «L’assegno di ricerca va abolito e superato con una radicale riforma del preruolo»

di Redazione Scuola

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L'Adi- Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia - ha presentato la IX Indagine su dottorato e postdoc venerdì scorso presso la sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica.

L'Associazione ha presentato rilevazioni inedite sulle condizioni di vita e di lavoro degli assegnisti di ricerca del comparto pubblico italiano, svelando scenari di estrema precarietà, lavorativa e personale, troppo spesso ignorati. Tali rilevazioni si basano sull'elaborazione delle risposte che più di 2.000 assegnisti di ricerca hanno fornito partecipando al questionario che l'Adi ha diffuso nei mesi di novembre e dicembre del 2019.

La presentazione dell'Indagine era stata infatti rinviata a causa del lockdown di inizio anno e, proprio a causa delle conseguenze della pandemia che stiamo attraversando, la fotografia scattata con questa consultazione è destinata persino a peggiorare.

Il questionario, che ha avuto una copertura di circa il 15% degli assegnisti presenti in Italia, ha raccolto risposte da un campione con un'età media di 34 anni e composto per il 57% da donne, per il 42% da uomini, e per l'1% da coloro che hanno indicato altro genere o hanno preferito non specificarlo.

Secondo l'indagine, ben il 27% (circa uno su tre) dei ricercatori ha conosciuto alla scadenza dell'assegno o del dottorato un periodo di disoccupazione prima dell'inizio del successivo assegno di ricerca. Una percentuale che supera il 33% per le aree Cun 1 (Scienze matematiche e informatiche), 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche) e 12 (Scienze giuridiche).

Anche dividendo per macroaree territoriali, emerge un divario importante: la percentuale dei rispondenti che ha conosciuto un periodo di disoccupazione prima dell'inizio del successivo assegno di ricerca è pari al 23% al Nord Italia, al 31% al Centro e al 35% al Sud e nelle Isole. Inoltre, nel 55% dei casi, questi periodi di disoccupazione superano i sei mesi, dimostrando che le misure di welfare previste per la categoria (l'indennità di disoccupazione Dis-Coll), frutto di una lunga battaglia che l'Adi ha condotto gli scorsi anni, sono fondamentali ma per nulla sufficienti, dal momento che non prevedono alcun tipo di supporto oltre i sei mesi.

Questa forte precarietà, unita anche ai forti ritmi lavorativi (il 53% degli assegnisti dichiara di lavorare più di 40 ore settimanali a cui, nel 77% dei casi, si aggiunge attività di docenza anche a titolo gratuito), influenzano enormemente le scelte di vita dei ricercatori. Il 67% dei rispondenti intenzionati ad avere figli dichiara di aver sospeso il proprio progetto di genitorialità in attesa di condizioni di vita più stabili. Il 25% degli assegnisti che ha risposto al questionario dichiara invece di avere figli e, di questi, più della metà ha un partner occupato in un lavoro dipendente.

Una condizione influenzata certamente anche dalle scarse misure di welfare familiare previste dal datore di lavoro-Università: ad esempio, solo il 14% dei rispondenti dichiara che il proprio ateneo offre servizi come l'asilo. Mentre il congedo obbligatorio è ampiamente utilizzato, quello facoltativo in molti casi (38%) non viene impiegato per ragioni economiche o di paura di conseguenze lavorative.

Dopo tutte queste difficoltà, una quota elevatissima di assegnisti è comunque destinata a lasciare il mondo accademico. Tenuto conto che, guardando alla media degli ultimi 4 anni, gli Rtd-B sono circa 860 ogni anno, e che gli assegnisti al momento sono circa 13.600, questo vuol dire che, a parità di finanziamenti sul preruolo, solo il 6,3% di essi può contare di continuare la carriera universitaria.

«I nostri dati svelano un mondo sconosciuto ai più e, forse, persino a molti politici. Se conosci questa realtà - traboccante di storie di povertà, di promesse non mantenute e di rinunce personali - non puoi infatti tollerarne l'esistenza: l'assegno di ricerca va abolito e superato con una radicale riforma del preruolo», dichiara il segretario nazionale dell'Adi Matteo Piolatto. L'Adi propone infatti il superamento definitivo dell'assegno di ricerca in favore di un sistema di reclutamento ordinato e ciclico con un unico contratto di ricercatore ed ingenti finanziamenti pubblici, almeno pari a quelli concessi al mondo dell'università e della ricerca dai nostri partner europei.


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