Studenti e ricercatori

Corsi e laboratori «ibridi: la moda spinge su digitale e sostenibilità

di Marta Casadei

Il Covid-19 ha prima bloccato e poi cambiato nel profondo il sistema moda. Che ha dovuto fare i conti con le fabbriche ferme (o convertite alla produzione di Dpi) e i negozi chiusi, le frontiere bloccate. E ha tentato di “recuperare” accelerando sul fronte della comunicazione e della vendita online, tra social vecchi e nuovi (come tik tok) e collaborazioni tra brand e piattaforme.

Priorità: online e green

I corsi universitari che partiranno dopo l’estate dovranno fare i conti con l’evoluzione di un settore che non può rimanere immobile di fronte ai cambiamenti della società. E che si sta ponendo molti interrogativi. Al centro del dibattito (formativo, ma non solo) troveremo senza dubbio lo sviluppo digitale (che implica la nascita di nuovi ruoli professionali) e la sostenibilità, un tema che aveva già importanza nell’epoca pre-coronavirus e che oggi è una priorità. Le principali scuole di moda italiane che offrono corsi universitari o post laurea non possono dunque prescindere da queste tematiche né nella preparazione dei futuri creative director né in quella dei manager. Tra le novità dell’anno 2020/21 si segnala l’apertura della sede milanese di Accademia Costume & Moda, con due triennali focalizzate su comunicazione e management.

Strategia blended

Il vero interrogativo riguarda la modalità di svolgimento dei corsi che, durante la seconda parte dell’anno accademico 2019/20, sono stati spostati nella dimensione virtuale, con lezioni in diretta video e laboratori in versione casalinga.

La questione si riproporrà inevitabilmente anche a settembre. In primis perché i corsi attraggono una quota considerevole di studenti dall’estero. Gli open day online hanno permesso agli interessati non solo di dare un’occhiata alle strutture, ma anche di dialogare con i professori, mentre la ripartenza sarà caratterizzata da una strategia blended: «Naba sta elaborando una strategia che permetta di sfruttare al massimo le opportunità di incontro in presenza per le applicazioni laboratoriali come lavorazioni di materiali, produzione di elaborati, attività di prototipazione e in generale tutte quelle attività che richiedono l’utilizzo di macchinari speciali», ha detto Guido Tattoni, direttore di Naba, con sedi a Milano e Roma.

Una delle poche realtà universitarie pubbliche nella formazione fashion, lo Iuav di Venezia, per la ripresa del corso di laurea in design della moda, sta pensando a laboratori su appuntamento, e ha come focus quello di mantenere vivo il contatto con gli studenti, anche durante le lezioni online.


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