Studenti e ricercatori

Architetti e designer per riprogettare le città post Covid

di Daniele Cesarini

Lo shock causato dalla pandemia del coronavirus ha fatto emergere con forza nuove esigenze sociali alle quali architetti e designer sono chiamati a rispondere, proiettando queste professioni verso il mondo del futuro.
Anche l’offerta formativa delle università italiane, si rinnova, con una serie di nuove proposte per l’anno accademico 2020/21.

Test d’ingresso

Alle facoltà di architettura-ingegneria edile si entra dopo aver superato un test d’ingresso che per l’anno accademico 2020/21 si dovrà svolgere entro il 25 settembre. Per quanto riguarda design il Politecnico di Torino ha fissato le seguenti date: 15/16 luglio; 26/27 agosto e 15 settembre; il Politecnico di Bari comunicherà il giorno del test di settembre, al pari dello Iuav di Venezia.

Lezioni di life design

Il nuovo corso in planet life design dell’università di Perugia è tra i più innovativi e sperimentali: un percorso di studio che mira a preparare designer specializzati nella progettazione di nuove, consapevoli e intelligenti modalità di vita sul pianeta, con un mix articolato di competenze tecniche e artistiche.

Quattro gli ambiti formativi specifici: clima ed energie, territorio e patrimonio, città e paesaggio, salute e sicurezza. I neolaureati potranno trovare sbocchi occupazionali in istituzioni ed enti pubblici e privati, in studi e società di progettazione, in imprese e aziende o come liberi professionisti.

Edilizia e territorio

L’università di Parma inaugura un nuovo corso di laurea in ingegneria delle costruzioni, infrastrutture e territorio (Cit), con l’obiettivo di formare professionisti in tre aree principali: edilizia, urbanistica e territorio; estimo e attività peritale (consulenza); geomatica e attività catastale. Permette così di lavorare come libero professionista, o presso aziende e studi professionali.

Dopo il conseguimento del titolo è possibile l’iscrizione al collegio dei geometri previo superamento dell’esame di abilitazione.

Le immatricolazioni sono aperte dal 16 luglio 2020, per 50 posti con un criterio di selezione cronologico e di merito.

Design per la comunità

Il dipartimento di architettura dell’università Federico II di Napoli ha istituito un nuovo corso di studi in design per la comunità.

L’obiettivo è formare designer capaci di progettare utilizzando le più avanzate e moderne metodologie e avvalendosi del potenziale creativo messo a disposizione dalle tecnologie digitali.
Mentre l’università Alma Mater di Bologna ha trasformato il pre-esistente corso di laurea magistrale in Ingegneria edile-architettura in un percorso completo 3+2.

Le richieste del mercato

Secondo Franco Sensi, responsabile dell’area orientamento e occupabilità dell’agenzia per il lavoro Orienta e responsabile del portale di orientamento Myourjob.it, il mercato dell’occupazione per architettura e design riflette un trend complessivamente positivo su cui però pesa l’ombra del Covid.
Le previsioni originarie per il 2020 infatti vedevano un aumento delle assunzioni del 45,2% rispetto all’anno precedente, ma il Consiglio Nazionale Ingegneri stima la perdita di fatturato subita dalle aziende del settore a 800 milioni di euro nel 2020, cui si somma un calo della spesa pubblica per investimenti in opere pubbliche.

«Nessuno può prevedere se e quando la domanda di architetti si riporterà al livello pre Covid-19. Tuttavia le carenze dell’attuale ridistribuzione urbana e l’inadeguatezza degli spazi collettivi ci porteranno a ripensare musei, scuole, teatri, ospedali, bar, ristoranti, biblioteche e certamente le residenze».

Ruolo nel post-Covid

In questa fase di rivalutazione di molti parametri della nostra esistenza, «la professione dell’architetto avrà pertanto un ruolo centrale, perché è una di quelle che dovrà rispondere adeguatamente al futuro», aggiunge Sensi. Oltre alla formazione e alla competenza, architetti e designer dovranno dimostrare «una elevata interdisciplinarità delle competenze e delle specializzazioni».

È proprio sulla base di queste prospettive «che i giovani architetti - sottolinea Sensi -, più inclini alle innovazioni e alla flessibilità tecnologica, dovranno trovare gli stimoli giusti per aggiornarnare la professione nei modi che la contemporaneità in continua e repentina trasformazione ci sta facendo intravedere», conclude l’esperto.

Esperti di «salubrità»

«La pandemia – commenta Paolo Belardi, presidente del corso di laurea in design dell'università di Perugia – ha restituito un ruolo centrale alla figura del progettista: un professionista in grado di portare avanti i cambiamenti di cui la società ha bisogno, oggi più che mai per reagire alle difficoltà create dalla pandemia».

Secondo Belardi, architetti e designer sono oggi chiamati a pensare alle nuove forme di città, incentrate sulla salubrità ambientale e sull’efficienza energetica.

«La situazione di necessità in cui ci troviamo - spiega Belardi - ci obbligherà ad accelerare questo processo. Abbiamo scoperto di non saper vivere chiusi in una stanza, avremo bisogno di case diverse, il cui valore non sia più calcolato soltanto sulla base della metratura o della locazione, ma anche della presenza di balconi e terrazzi, della luminosità, di affacci verdi».

Le barriere nel pubblico

Guardando più in generale al percorso lavorativo dei neolaureati, Belardi ammette che «i giovani hanno parecchie difficoltà a inserirsi nelle gare pubbliche, perché i criteri di selezione sono ancora meramente quantitativi: contano solamente gli ospedali già progettati, le scuole, le chiese, ma non la qualità delle proposte».

D’altro canto, rivela l’esperto, ci sono nuovi spazi interessanti per lavorare e farsi valere, come quello dell’architettura emergenziale: «Come si gestisce un terremoto, un’inondazione, come si ricostruisce non solo una casa, ma una comunità intera. In questo e altri ambiti, gli architetti del futuro non lavoreranno più da soli, ma all’interno di equipe multidisciplinari dove ciascuno dei componenti sarà chiamato a dare il proprio contributo per il successo del gruppo».


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