Studenti e ricercatori

Agraria e food:  cresce il peso di tecnologia e ambiente

di Adriano Lovera

Dalla conservazione del territorio, al rispetto dell’ambiente fino alle tecnologie applicate alle coltivazioni e all’industria alimentare, l’ambito di agraria e del food è senz’altro tra quelli in maggior fermento, dove il mercato del lavoro dimostra di aver fame sia di profili tecnici tradizionali, sia di figure moderne dotate di una preparazione trasversale.
Molto spesso si trova lavoro anche con un semplice diploma di perito agrario, ma è meglio proseguire verso una maggior specializzazione, anche considerando che secondo il Rapporto Adepp sui redditi dei liberi professionisti, periti agrari e agrotecnici sono in fondo alla classifica, con ricavi di poco superiori ai diecimila euro l’anno. Meglio ambire a qualcosa in più e finire almeno in quel 72% di laureati triennali che, secondo AlmaLaurea, sono occupati a 1 anni dal titolo.

Oppure, ancora meglio, proseguire verso la magistrale.
I corsi di laurea spaziano da scienze agrarie a scienze e tecnologie alimentari, fino a scienze per l’ambiente e la natura, scienza e cultura del cibo, viticoltura ed enologia.

Lauree professionalizzanti

Una delle ultime novità riguarda la nascita delle cosiddette lauree “professionalizzanti”, quello cioè che dovrebbero garantire un miglior accesso al mondo del lavoro perché basate su un biennio teorico e un ultimo anno svolto sul campo, con forte legame con l’impresa. In questo campo si segnala agribusiness dell’università di Siena, che mescola le competenze tecniche (fenomeni biologici e chimici alla base dei processi produttivi) con tanti aspetti relativi all’impresa, dalla produzione al marketing.

Un altro aspetto che attira sempre più attenzione è l’ingresso sempre più deciso delle tecnologie in agricoltura. Ne è una dimostrazione il curriculum di studi da poco inserito nella magistrale in scienze agrarie della Statale di Milano, chiamato agricoltura di precisione, che approfondisce sensoristica e automazione, geomatica, tecnologie per l’uso delle energie rinnovabili, modellistica, rappresentazione informatica del territorio, ingegneria naturalistica. Inoltre è sempre forte la presenza di lauree che puntano a formare il laureato triennale in biotecnologie agro-industriali o alimentari che può trovare impiego in laboratori di ricerca di enti pubblici e privati, quali industrie agro-alimentari, chimiche e farmaceutiche.

Tecnologie per il food

Nel segmento delle tecnologie innovative al servizio dell’industria food, si segnala la magistrale di food innovation and management dell’università di scienze gastronomiche di Pollenzo, preceduta dalla triennale di scienze e culture gastronomiche. L’università Cattolica, invece, inaugura quest’anno la magistrale in food processing innovation and tradition, che va ad affiancarsi alla magistrale in agribusiness, entrambe in inglese. Il corso si tiene nel campus di Cremona. «Perché specializzarsi? Molti lavoratori delle grandi aziende, solo diplomati, stanno per andare in pensione e verranno sostituiti da giovani esperti in tanti ambiti, dal packaging, alla gestione della qualità e del certificato Haccp» testimonia Lorenzo Morelli, direttore del Distas (Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari) della Cattolica. «Di contro, le piccole imprese non possono permettersi di coprire tutte queste funzioni con una persona ad hoc. Quindi, sceglieranno una figura multi disciplinare, di alto profilo, responsabile allo stesso tempo di diverse funzioni» conclude Morelli.


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