Studenti e ricercatori

Medicina, l’abilitazione arriva con la laurea

di Adriano Lovera

Il panorama dei percorsi di laurea in medicina e delle professioni sanitarie è senz’altro uno dei più affollati, ma anche tra i più promettenti come possibilità di carriera. Sono oltre quaranta gli atenei italiani che permettono di iscriversi a questi corsi, tra la magistrale a ciclo unico in medicina, obbligatoria per diventare medico, veterinario o odontoiatra, e il lungo elenco di lauree triennali “abilitanti”, che permettono cioè di ottenere l’abilitazione a lavorare in quattro aree principali: infermieristica/ostetricia, riabilitazione, figure tecniche e specialisti della prevenzione.

Laurea abilitante

I numeri disponibili di accesso ai corsi sono definiti di anno di anno dal Miur, ma la grande novità scattata con il 2020 è che la laurea in medicina diventa a tutti gli effetti abilitante, ossia per i futuri medici non sarà più necessario sostenere l’esame di Stato, ma potranno entrare direttamente in corsia. Si trattava di una norma transitoria, decisa dal Governo durante l’emergenza coronavirus, che poi è stata confermata per sempre.

A livello accademico ci sono alcune novità in partenza con l’anno 2020-2021. In Veneto, il corso di medicina dell’università di Padova si “allarga” con 65 nuovi posti in ingresso, disponibili nel polo di Treviso, che già ospitava parte del triennio clinico che si svolge dal quarto anno. A Bologna, invece, arriva il terzo corso di medicina, con 180 posti tra le sedi di Forlì e Ravenna. In ambito privato, da segnalare anche la novità del Medtec, un corso di medicina interamente in lingua inglese organizzato a Milano dalla Humanitas University, strutturato in collaborazione con il Politecnico di Milano, che punta a formare profili specializzati nelle nuove tecniche quali medicina di precisione, intelligenza artificiale, neuro-robotica.
Nel Centro Italia, invece, l’università Politecnica delle Marche di Ancona ha deciso di aggiungere alla sua offerta una magistrale in scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche. «Lo scopo è formare esperti dell’ambito gestionale, più che di quello tecnico - spiega il presidente del corso, Andrea Giovagnoni -. Ad esempio, le aziende ospedaliere hanno bisogno di coordinatori dell’area tecnica che sorveglino su turnazioni del personale e utilizzo delle macchine, ma ci sono sbocchi anche nell’industria privata di produzione o di vendita di prodotti tecnico-diagnostici».

Forte richiesta di infermieri

Come sono gli sbocchi lavorativi in questo ambito? A livello di professioni sanitarie, emerge la cronica fame di infermieri del nostro mercato. Secondo il centro ricerca Randstad Research, in Italia ci sono 20 laureati in scienze infermieristiche ogni mille abitanti, meno della metà della media dei paesi Ocse (43,6).
Nel nostro Paese, prima ancora che scoppiasse il Covid, mancavano 30.000 infermieri. E con ogni probabilità, nei prossimi anni lo Stato aumenterà progressivamente il numero di medici da inserire nel sistema sanitario nazionale, per far fronte a un fabbisogno crescente che riguarda soprattutto i medici specialisti (dunque occorre proseguire dopo la magistrale).
Secondo la società di selezione QuoJobis, le specializzazioni più richieste sono in geriatria, anestesiologia, pneumologia e medicina di base. L’ultima rilevazione di AlmaLaurea pone medici, veterinari e odontoiatri in cima alla classifica per quanto riguarda il tasso di occupazione a 5 anni dal titolo magistrale, con il 93,8%.

Scienze motorie

Affini ai percorsi medici, dal momento che si occupano sempre dello sviluppo del corpo e della persona, ci sono quelli in scienze motorie. Tra le novità 20/21 la triennale in scienze motorie e sportive dell’università di Bergamo, che si distingue da molti corsi di questo genere perché organizzato nel dipartimento di scienze umane e sociali, dal momento che si caratterizza per un taglio non solo tecnico, ma soprattutto socio-educativo. «I principali sbocchi vanno dal preparatore in società sportive al personal trainer, in un’ottica più fisica, all’animatore turistico o organizzatore di eventi - spiega Marco Lazzari, direttore del dipartimento -. Ma c’è tutto un mondo, sia nelle società sportive sia nelle cooperative di servizi educativi, in cui al nostro laureato è richiesta una forte competenza pedagogica, la capacità di gestire un gruppo e il corretto approccio psicologico ai singoli che partecipano alle attività, sia parlando di anziani sia di bambini».

Per poter insegnare a scuola oppure occuparsi di anziani non autosufficienti delle Rsa, è però indispensabile procedere verso la magistrale. «In tutti i casi, consiglio a chi vuole intraprendere queste carriere di diventare imprenditori di se stessi - conclude Lazzari - perché probabilmente l’attività verrà svolta da libero professionista più che da dipendente».


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