Studenti e ricercatori

Università, Consiglio di Stato accoglie ricorsi su numero chiuso

di Redazione Scuola

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Il Consiglio di Stato ha accolto alcuni ricorsi con i quali consente lo scorrimento in
graduatoria e quindi l'ingresso di studenti che avevano fatto il test per entrare nelle facoltà di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria di tutta Italia ma che avevano dovuto rinunciare a
frequentare per mancanza di posti. Si tratta di una quota tra i 200 e i 300 posti riservati a studenti extracomunitari che però non hanno partecipato alle selezioni.


E c'è di più: il Consiglio di Stato, prendendo atto dell'aumento per il prossimo anno di 2000 posti assegnati alla facoltà di Medicina, apre nuove possibilità anche per l'anno in corso consentendo agli studenti ricorrenti di potersi immatricolare in virtù del proprio punteggio e della propria posizione in graduatoria. A renderlo noto è l'Unione degli Universitari. Per il coordinatore dell'Udu Enrico Gulluni e per l'avvocato Michele Bonetti, «gli ingressi a Medicina sono a maggior ragione consentiti oggi, vista la situazione che stiamo vivendo e l'avanzamento della didattica online a distanza che supera i limiti della capienza strutturale a cui in modo illegittimo alcune università in questi anni si sono richiamate».


In effetti il Consiglio di Stato in una sentenza scrive: «Considerato che non è più ipotizzabile un problema di minore o insufficiente offerta formativa per inadeguata ricettività strutturale, dal momento che è ormai esplicitamente consentita una più efficace ed economica didattica a distanza, utile a sostituire, se unita ad idonea dotazione tecnologica, la frequenza ai corsi e alle esercitazioni svolti in modalità frontale: le Università in particolare sono autorizzate a predisporre corsi ed esami on line e non solo per il periodo
dell'emergenza Covid 19 come prevede il Dpcm del 4 marzo scorso».


«Riteniamo che sia arrivato il modello di ripensare il modello d'accesso ai corsi di laurea di area medica e sanitaria verso una direzione di apertura, che risulta sempre più necessario anche per ridare ossigeno al Ssn, avviando un percorso partecipato con le Università e con le organizzazioni studentesche», conclude Gulluni.


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