Studenti e ricercatori

Il tirocinio per architetti parte in tre regioni

di Eugenio Bruno

Arrivano i primi tirocini certificati per gli architetti. Apripista sono stati gli Ordini professionali della Toscana, del Veneto e della Liguria, che hanno sottoscritto un’apposita convenzione con le università. E anche quelli della Lombardia e dell’Emilia Romagna si stanno muovendo in tal senso. Ma il tema appare ”caldo” lungo tutta la penisola. E non è una notizia da poco. In ballo, per i professionisti che li svolgeranno, c’è una semplificazione dell’esame di Stato. L’attestato di compiuto tirocinio garantirà infatti l’esonero dallo svolgimento della prova pratica.

Nonostante il decreto legislativo 15/2016 - con cui è stata recepita la direttiva europea 2013/55/Ue sulle qualifiche professionali - ponga una grande attenzione al valore del tirocinio come raccordo tra formazione universitaria e attività professionale, per gli architetti italiani non è obbligatorio svolgerlo. Ma una facilitazione per chi lo fa c’è. Gli articoli 17 e 18 del Dpr 328/2001 - dedicati all’iscrizione, rispettivamente alla sezione A e B dell’Albo - prevedono l’esonero dalla prova pratica dell’esame di Stato in presenza di «attività strutturate di tirocinio professionale, adeguatamente regolamentate ed aventi una durata massima di un anno». Sulla base appunto di convenzioni tra gli Ordini e le università. In quel caso l’impegno dei candidati sarà circoscritto ai due scritti e all’orale. Con un’altra novità all’orizzonte, confermata da Paolo Malara, coordinatore del dipartimento Università, tirocini, esami di Stato del Consiglio nazionale degli archtitetti (Cnappc): «Allo studio c’è un protocollo d’intesa con il Miur per il riconoscimento dei tirocini svolti all’estero».

Ma le proposte di rilancio della categoria passano anche da una riforma dell’accesso all’università utile a fronteggiare l’emorragia di immatricolati documentata qui accanto. Quattro le aree di intervento suggerite: rafforzare le attività di orientamento negli anni precedenti al diploma di maturità anche con progetti speciali; rivalutare il nesso tra orientamento e prova di ammissione, studiando meccanismi di anticipazione della prova; valutare il percorso pre-universitario e gli esiti del test di ingresso, insieme a un colloquio motivazionale per migliorare il livello della selezione; anticipare l’ammissione, fissando la prova sia per i candidati nazionali che internazionali nei mesi invernali.

Studenti più orientati, dunque. E un ruolo cruciale in tal senso - secondo il documento “Azioni strategiche per l’architettura” del Cnappc - potrebbe giocarlo l’alternanza scuola-lavoro. Insieme a un open day unico nazionale nel quale i professionisti e/o gli Ordini possano spiegare che cosa è diventata la professione di architetto. E quali porte può ancora aprire.


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