Famiglie e studenti

Piove sul bagnato, puntiamo sul Pnrr

di Daniele Checchi e Maria De Paola

Dopo la sospensione del 2020, i risultati delle prove Invalsi 2021 hanno riacceso i riflettori sui problemi della scuola italiana, ben evidenti anche prima delle difficoltà derivanti dalla crisi pandemica. Da tempo, infatti, grazie ai dati Invalsi, sapevamo delle preoccupanti peculiarità del nostro sistema: i forti divari territoriali, con una percentuale consistente di studenti meridionali privi delle competenze minime necessarie per esercitare i normali diritti di cittadinanza; le differenze di carattere socio-economico, evidenza di una scuola incapace di supportare chi proviene da condizioni più svantaggiate; una tendenza dei deficit di competenze ad aggravarsi lungo il percorso educativo.

La lunga sospensione dell’attività didattica in presenza ha colpito dove le cose andavano già male. La scuola primaria ha tenuto, riuscendo a garantire risultati pressoché uguali a quelli riscontrati nel 2019. Invece, gli studenti frequentanti il terzo anno della scuola media e quelli prossimi alla maturità hanno mostrato risultati sostanzialmente peggiori di quelli raggiunti nel 2019. Tra gli studenti del quinto anno delle superiori il calo medio del rendimento a livello nazionale è di circa 10 punti percentuali sia in italiano che in matematica. Piove sul bagnato si diceva e dunque il peggioramento va a colpire soprattutto coloro che provengono da contesti socio-economici più deboli: il gap di competenze rispetto ai colleghi più fortunati aumenta, ad esempio, di circa 3 punti nelle competenze in inglese e di un punto in italiano per gli studenti frequentanti la quinta elementare. Anche i divari territoriali tendono ad amplificarsi, ciò accade già a partire dalla quinta elementare. All’ultimo anno delle superiori la Calabria e la Campania, regioni ultime in classifica, presentano un gap di 44 punti rispetto al punteggio ottenuto in italiano dagli studenti della provincia autonoma di Trento (primi in classifica). Gap che aumenta a 50 punti per la matematica. Non meno sostanziale il gap rispetto alla media nazionale di ben 19 punti.

Crescono poi gli studenti che concludono il percorso formativo senza possedere le competenze minime necessarie ad un adeguato inserimento nel mercato del lavoro. Si tratta di una forma di dispersione scolastica, implicita, che si aggiunge a quella derivante dagli abbandoni (esplicita). Se la dispersione implicita si attestava al 7% degli studenti che avevano conseguito un diploma di maturità nel 2019, quest’anno essa raggiunge una media del 9,5%, con picchi del 22% e del 20% in Calabria e in Campania (circa 16% in Sicilia e Puglia, 15% in Sardegna).

A tutto questo si aggiunge la dimensione di disagio psicologico a cui sono stati esposti i ragazzi più in difficoltà, e che forse è quella di più difficile recupero nell’immediato. I piani di recupero e potenziamento predisposti dalle scuole non è detto che riescano ad intervenire nelle situazioni di maggior divario. Ci si aspetta che il Pnrr, che pure alloca più di 3 miliardi al potenziamento delle competenze, metta al centro delle strategie intese al recupero dei divari.


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