Famiglie e studenti

«Non basta strappare un 6 Serve un piano Marshall per l’apprendimento»

di Claudio Tucci

«Gli esiti delle prove Invalsi 2021 mostrano dati che era lecito aspettarsi, quali i persistenti divari territoriali tra il Nord e i diversi Sud - sottolinea Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi, e una delle più autorevoli esperte di valutazione in ambito scolastico -. Il quadro tuttavia è completato dalla crescita, altrettanto preoccupante, della “dispersione implicita” poiché anche quando le prove sono superate, gli esiti si collocano a livelli bassi. Ciò vuol dire scarsissime competenze in quell’area di apprendimento, che talvolta finiscono per essere l’anticamera degli abbandoni successivi. È urgente quindi intervenire, in modo serio e strutturato. Va bene il Piano estate, ma ora serve un “piano Marshall” di recupero degli apprendimenti».

Professoressa, quindi basta accontentarsi di “infarinature”?
Esattamente. Le informazioni approssimative sono l’opposto di quello che si intende per competenza, vale a dire un possesso pieno dell’ambito che è stato proposto nell’intervento didattico. Ebbene, la persistenza di acquisizioni di questo tipo che richiamano il 6 “strappato”, l’anno “svangato” vale a dire superato a mala pena “per il rotto della cuffia”, rappresenta un vulnus grave perché è alla base dell’analfabetismo funzionale, e non consente di incrementare la base culturale della popolazione. E non si creda che questo riguardi solo la scuola, perché un analogo fenomeno sono le sequenze dei diciotto all’università collezionati da alcuni studenti. C’è anche un aspetto socio-culturale: tutto ciò è avvertito come non pericoloso. Quale genitore si lamenterebbe infatti se il figlio o la figlia avesse comunque superato un anno?

Tutto ciò deve allarmare tutti?
Certo. Soprattutto oggi, dove non possiamo più permetterci una popolazione con scarse competenze scientifiche e faticosa comprensione di testi scritti. Le nostre eccellenze non reggono alla lunga se sono una specie di cattedrale nel deserto.

La scuola deve cambiare...
Dobbiamo tornare a promuovere nelle scuole il gusto di imparare. Va bene promuovere l’impegno, ma è la soddisfazione nel sentirsi competente che deve tornare centrale. Nelle aule, e in cattedre. In realtà, bambini e bambine entrano all’infanzia con la voglia e il gusto di riuscire a fare qualcosa, di sentirsi bravi/e, ma con il progredire del loro percorso questo gusto si perde. Ecco, nel ripensamento che la pandemia imporrà in molti ambiti, anche su questi aspetti occorrerà intervenire per tornare a promuovere il “gusto della competenza” (e non della mediocrità).


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