Famiglie e studenti

Dopo un anno e mezzo di Dad è cambiato tutto (tranne la didattica)

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La didattica a distanza (Dad), che in Italia va avanti da un anno e mezzo per via del Covid e che rischiamo di ritrovarci anche a settembre, non ha cambiato la scuola italiana. Quasi tutti gli istituti superiori – che hanno maggiormente fatto ricorso all’e-learning – si sono limitati a portare online il vecchio schema lezione frontale-compiti a casa-verifiche, senza ripensare tempi e strumenti per il passaggio dal reale al virtuale. E senza valorizzare l’autonomia e il protagonismo dei ragazzi. A dirlo è la ricerca “La Dad nell’anno scolastico 2020-21: una fotografia. Il punto di vista di studenti, docenti e dirigenti”, realizzata da Fondazione Agnelli insieme al Centro studi Crenos e al dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’università di Cagliari, pubblicata venerdì scorso. La rilevazione ha riguardato un campione di 123 scuole superiori, statali e paritarie, in tutta Italia. Ai questionari hanno risposto 105 presidi, 3.905 professori, 11.154 studenti (del III e V anno).

I risultati sono eloquenti. Il 91% dei ragazzi dice di avere trascorso 5/6 ore al giorno in video per attività in sincrono, dato confermato da un’analoga percentuale di dirigenti scolastici, secondo i quali il monte ore non è cambiato o ha visto eventualmente una riduzione proporzionale in tutte le materie. Secondo i presidi, del resto, solo l’8% delle scuole ha operato una ristrutturazione significativa del quadro orario per dare spazio alle materie fondamentali o caratterizzanti. A parità di ore è stato riproposto a distanza l’impianto didattico tarato sulla presenza. Per 9 studenti su 10, lezioni in video, verifiche e compiti a casa sono state le uniche attività offerte dai prof, senza particolare differenza tra le materie. Solo in 1 caso su 3 sono state commissionate ricerche che gli studenti potevano svolgere in autonomia e/o in gruppo, mentre in meno di 1 su 5 si è fatto ricorso alla gameducation (giochi didattici, app ed esercizi interattivi per personalizzare l’apprendimento).

Professori e dirigenti scolastici confermano l’assoluta prevalenza della video-lezione e il generale quadro di scarsa innovazione didattica. «Dopo il lockdown della primavera 2020, ancora per tutto il 2020/21 la Dad è stata la principale risposta del sistema educativo italiano ai problemi creati dalla pandemia specie alle superiori», commenta Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli. In attesa di sapere se e quanto gli apprendimenti ne abbiano sofferto (magari già il 14 luglio con la presentazione dei risultati dei test Invalsi, ndr), la ricerca ci dice però che «nella pratica quotidiana della Dad non c’è stato alcun significativo cambiamento metodologico e organizzativo rispetto a prima della pandemia. Quasi tutte le scuole superiori, cioè, hanno riproposto online e in sincrono la tradizionale didattica».

Verifiche e interrogazioni sono state affrontate dagli studenti con minor ansia, forse anche perché “da remoto” suggerire o copiare è più facile, come riporta il 70% di loro. Ma una cosa sono i voti, un’altra le conoscenze acquisite. Se da un lato 2 studenti su 3 affermano che i loro voti non sono cambiati rispetto a quelli che avrebbero ricevuto in presenza, dall’altro, solo il 57% in media pensa di avere imparato all’incirca quanto avrebbe fatto a scuola. Che diventa il 46% tra gli studenti più fragili. In un contesto che vede l’83% dei ragazzi lamentare problemi di connessione e il 73% ammettere che in classe ci si distrae meno.

Delle criticità della Dad si è occupato anche l’Istat, ieri, nel suo rapporto annuale: tra aprile e giugno 2020, quindi nel periodo di duro lockdown, l’8% degli iscritti (600mila studenti) delle scuole primarie e secondarie non ha partecipato alle video lezioni, con un minimo di esclusi al Centro (5%) e un massimo nel Mezzogiorno (9%). Più alta la quota di esclusi nella scuola primaria (12%), più bassa nella secondaria di primo (5%) e secondo grado (6%). Tra marzo e giugno 2020 – ha proseguito l’Istat – solo 1,7 milioni bambini e ragazzi di 6-14 anni (33,7%) hanno fatto lezione tutti i giorni e con tutti gli insegnanti; si arriva a 2,63 milioni (circa il 52%) se si includono quelli che hanno dichiarato lezioni con la maggioranza dei docenti. Gli alunni con disabilità che non hanno partecipato alle video lezioni hanno raggiunto il 23,3% (29% al Sud).

Una curiosità infine sulle competenze dei docenti. Dalla ricerca della Fondazione Agnelli, emerge una “dissonanza” tra prof e presidi. Mentre l’85% degli insegnanti dichiara di avere competenze più che sufficienti o del tutto adeguate, i dirigenti scolastici la pensano diversamente, ponendo l’accento assai più sui bisogni formativi dei propri professori ancora da colmare. Perché non basta aver seguito un corso di formazione per acquisire metodologie e linguaggi diversi. Un po’ la stessa differenza che passa tra imparare e insegnare.


© RIPRODUZIONE RISERVATA