Famiglie e studenti

Dad, applicazione critica per scarso feedback da allievi, distrazione, difficoltà di socializzazione

di Redazione Scuola

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Lo svolgimento della Dad ha posto una serie di problematiche, che sono state risolte solo in parte cercando di mantenere il contatto emotivo con gli studenti, tramite videolezioni in modalità sincrona e programmate dalle 8 alle 13 (come nel normale orario scolastico). Tra le difficoltà incontrate dai docenti figurano: minor presenza di feedback da parte degli allievi; un'eterogenea competenza multimediale degli alunni; socializzazione difficoltosa; difficoltà del docente a saper gestire i passaggi temporali in classe; maggior possibilità di distrazione. E' quanto rileva il rapporto Italia 2021 dell'Eurispes.

Ciò è accaduto perché, per la prima volta dalla nascita della scuola scolastica statale, gli istituti hanno dovuto erogare le proprie prestazioni formative in modalità totalmente online e per l'intera classe.

Alcuni istituti hanno cercato dunque di andare oltre alle tecniche di Dad e di accogliere le indicazioni dell'agenzia Indire che, dopo anni di ricerca, ha realizzato e sperimentato prodotti dedicati a docenti e studenti per migliorare l'esperienza didattica. Si tratta di: mondi virtuali online (Virtual reality o Augmented Reality); suite di modellazione grafica per la creazione di oggetti per la stampa 3D; percorsi didattici per l'utilizzo pratico di nuove tecnologie in classe come il Coding e la Robotica educativa (quest'ultima, è prevista dalla Direttiva 93 del 30.11.2009, oltre che dal più recente Pnsd).

Tuttavia, molti docenti italiani hanno sperimentato non solo le già descritte difficoltà di natura gestionale della classe, ma anche distanza verso l'utilizzo di strumenti digitali in gran parte sconosciuti, e ciò potrebbe essere stato una conseguenza della fisionomia del corpo docenti italiano: è la stessa Ocse2 a dichiarare che l'Italia ha la quota più alta di docenti ultra 50enni tra i paesi dell'Ocse, ovvero il 59%. L'età media degli insegnanti italiani, infatti, è 51 anni, mentre in Spagna si scende a 44 e in Francia a 41. Inoltre, i docenti ultra 54enni titolari di cattedra (dunque a tempo indeterminato), rappresenterebbero, secondo il Miur stesso il 47,5%.


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