Famiglie e studenti

Con Cig e ristori i nidi privati hanno retto l’urto del Covid

di V.Me.

«L’investimento negli asili e nelle scuole dell’infanzia non può essere solo murario». Con questa battuta Luigi Morgano, segretario generale della Fism, la Federazione italiana scuole materne, sintetizza le sue perplessità sui fondi europei in arrivo con il Pnrr. La Fism rappresenta 6.700 scuole dell’infanzia paritarie, 2.300 delle quali forniscono anche servizi educativi per la prima infanzia, in poli integrati. «La vera emergenza - spiega Morgano - non è solo quella di costruire nuove scuole, ma di creare davvero un sistema educativo da zero a sei anni, con un’integrazione tra pubblico e privato sociale, che è già previsto dal 2017, ma che ancora non è stato completato, e consentire alle famiglie di poter accedere ai servizi. Peraltro, il calo delle nascite, renderà necessario avere sempre più strutture integrate di nido e scuola dell’infanzia, all’interno dello stesso edificio, sia per finalità didattiche, sia per la possibilità di compensare i posti che dovessero liberarsi in una struttura, con posti nell’altra».

Il sistema degli asili nido privati, che garantisce la metà dei posti disponibili per la prima infanzia, anche in convenzione con i Comuni, sembra aver retto all’urto della pandemia. Durante il primo lockdown, infatti, i Comuni avevano sospeso il pagamento delle rette da parte delle famiglie, e il timore di molte strutture private, alle prese con costi fissi invariati, era quello di non poter riaprire. «In realtà - continua Morgano- tra i ristori e la cassa integrazione per il personale - le strutture hanno retto».

Casomai, se c’è stato un problema, è stato nell’erogazione dei fondi, come spiega Paolo Uniti, direttore di Assonidi-Confcommercio, che rappresenta 500 nidi privati, radicati nel Nord Italia. «Da Aosta a Trapani il sistema dei nidi privati finora ha retto», spiega. «Ma siamo ancora in attesa - aggiunge - dei fondi del decreto Rilancio di maggio 2020, un ristoro da 240 euro a bambino, che vale 13,8 milioni per gli asili lombardi. La Regione Lombardia ci ha fatto sapere che entro giugno erogherà questi fondi».

Mette l’accento sull’esigenza di garantire un’offerta pubblica di qualità, anche nei territori più deprivati economicamente e socialmente, Antonella Inverno, responsabile delle politiche per l’Infanzia e l’adolescenza di Save the children: «Non serve costruire nuovi asili che restino “cattedrali nel deserto” - spiega - né dobbiamo trovarci nella condizione che le famiglie evitino di mandare i bambini al nido perché costa troppo. Le risorse previste per i nidi nel Pnrr sono tante - aggiunge - ma non ci sembrano sufficienti: le stime che noi abbiamo prodotto per raggiungere una copertura, entro il 2025, del 60% dei bambini, con un minimo del 33% attraverso il servizio pubblico in tutte le Regioni d’Italia, era di 5,79 miliardi, considerando anche la copertura pubblica dei costi per un anno»


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