ITS e imprese

«Sugli Its arrivano 1,5 miliardi di euro, vanno orientate famiglie e studenti»

di Claudio Tucci

«Dal Recovery Fund arriverà un forte investimento sugli Istituti tecnici superiori, 1,5 miliardi di euro in 5 anni. Adesso non dobbiamo sprecare l’occasione - sottolinea Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria con delega al Capitale umano -. Deve partire subito una campagna di orientamento a tutto campo che coinvolga studenti, famiglie e docenti per far conoscere gli Its che danno risultati importanti. Il tasso di occupazione medio per i giovani è di oltre l’80%, con punte anche del 100% in molti territori, e nel 90% dei casi il lavoro offerto ai ragazzi è coerente con il percorso formativo e “on the job” svolto. Lo dico con chiarezza: non abbiamo bisogno di una moltiplicazione infinita degli Its, ci sono già 109 Fondazioni in tutt’Italia. Certo, ci può essere qualche aggiustamento, se serve a imprese e territori. Ma l’urgenza è aumentare iscritti e corsi, dobbiamo snellire governance e adempimenti, e far decollare, anche come strumento di politica attiva, questa seconda gamba formativa professionalizzante, alternativa all’università, che è robusta in tutt’Europa tranne che da noi».

Vice presidente, l’occupazione è ferma al palo. Eppure ci sono gli Its, che sono semi-sconosciuti…

Ha ragione. Gli Its hanno circa 20mila iscritti, e dobbiamo rapidamente moltiplicarli per 4 o per 6, fino ad arrivare a 100mila. Le imprese hanno un mismatch elevatissimo, in un terzo dei casi (a volte anche in uno su due per i tecnici) non riescono a trovare il personale di cui hanno bisogno. Invece gli Its sono un formidabile passepartout per il lavoro di qualità. Per tutti questi motivi, l’iniezione di risorse e fiducia da parte del premier, Draghi, e del ministro Bianchi, sull’istruzione tecnica superiore va indirizzata al meglio. Fa male sapere che ancora oggi, dopo 13 anni dal loro debutto, famiglie e docenti non conoscano gli istituti tecnici superiori. È un problema di nome?Cambiamolo. Ma non perdiamo tempo.

Per questo dal 5 al 7 maggio organizzate, assieme a Umana e Indire, l’Its Pop Days?

Anche. Nei prossimi anni le aziende si rivolgeranno al mercato del lavoro per chiedere competenze in grado di supportare il processo di trasformazione tecnologica che si sta determinando. E gli Its sono la natura risposta. Il 5, 6 e 7 maggio faremo gli Its Pop Days, la prima fiera virtuale degli Its, proprio con questo spirito: far conoscere a tutti queste “officine” del sapere tecnico ad alto contenuto tecnologico, volano di occupazione giovanile e di innovazione per le imprese. Si deve creare un asse con Istruzione, Lavoro e Mise.

Perché, quindi, un giovane dovrebbe iscriversi a un Its?

Gli Its sono la prima esperienza italiana di istruzione terziaria professionalizzante legata al sistema produttivo e al mercato del lavoro e si configurano come vere e proprie Accademie del Made in Italy, dove ci si forma direttamente sulle tecnologie abilitanti delle imprese. In questi istituti un giovane conosce l’innovazione e respira la rivoluzione di Industria 4.0. La docenza proviene quasi interamente dal mondo del lavoro, e almeno il 50% delle attività sono svolte nelle aziende. Tutto ciò assicura un placement altissimo a un anno dal diploma. In Germania l’istruzione tecnica superiore è presente da 30 anni: il tasso di disoccupazione giovanile è stabile poco sopra il 5%, mentre da noi è al 33%.

Gli Its restano però una realtà di nicchia…

È vero. Dobbiamo valorizzare gli Its che funzionano in termini di iscritti e di occupati e che hanno legami, stabili e strutturali, con le imprese e i territori di riferimento. Ci vuole coraggio ed “ammonire” quelli che non raggiungono determinati obiettivi. Se si rimane sotto l’asticella per troppo tempo, occorre estrarre il “cartellino rosso”, e togliere i finanziamenti. È fondamentale poi identificare gli Its, anche dotandoli di sedi fisiche e rappresentative moderne ed adeguate per incrementarne l’appeal. Lancio poi un’idea: perché non utilizzare gli Its come supporto alla formazione continua dei lavoratori presenti nelle aziende? Si potrebbero stipulare accordi con i fondi interprofessionali, e immaginare corsi, anche di breve durata, per “skillare” il personale.

C’è poi il tema del raccordo con l’università e l’istruzione professionale regionale…

Confindustria immagina un percorso di filiera: orientamento già a partire dalle medie con gli Steam space per avvicinare i ragazzi al sapere tecnico-scientifico. Poi istituti tecnici e Its. Pensiamo che si possa arrivare, partendo da apposite sperimentazioni, ad un percorso “rinforzato “di 4 anni di IeFP e 2 di Its, così come bisogna incrementare il numero di percorsi quadriennali negli istituti tecnici e professionali affinché un giovane entri prima nel mondo del lavoro. E anche con gli atenei si può ragionare su lauree industriali manifatturiere, 2 anni di Its + 1 di università, ma partendo da una vera co-progettazione che non può che coinvolgere le imprese. Dobbiamo studiare passerelle in uscita: ogni anno più del 20% di matricole lascia al secondo anno. Si potrebbero orientare verso gli Its, riconoscendo alle università un incentivo economico. Abbiamo bisogno anche di aumentare i laureati Stem, specie tra le donne. Insomma, l’education e il rapporto con il mondo produttivo devono tornare centrali. Non possiamo permetterci altri passi falsi.


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