Famiglie e studenti

«Confronto di gruppo per recuperare la socialità persa in questi mesi»

di Maria Piera Ceci

Maturandi quest’anno non ne ha in classe, ma li guarda negli occhi quando li incontra per i corridoi, ora che sono tornati a scuola. Marco Balzano, insegnante del liceo scientifico Bottoni di Milano, in libreria con “Quando ritornerò”, edizioni Einaudi.

Che ragazzi usciranno dalla scuola della pandemia?

Da una parte credo che possano uscire più responsabilizzati. Nonostante gli errori fatti da un sistema scolastico e politico che ha provveduto più che altro ad accantonarli, escluderli, tenerli a casa, se le scuole sono un luogo sicuro è anche grazie al senso di educazione interiorizzato dai ragazzi. Dall’aspetto didattico e culturale usciranno invece fortemente provati. Ed è una responsabilità che noi adulti ci portiamo sulle spalle.

Che consigli dare ai ragazzi in questo ultimo mese di scuola?

Quello che è mancato nella scuola della Dad è l’idea di relazione: quello che farei è studiare insieme, reinvestire sulla relazione fra pari. Ai ragazzi dico: trovatevi, parlatevi, passate il pomeriggio a parlare di cosa pensate di Don Abbondio, di Don Rodrigo. E provate a confrontarvi fra voi. In nome di un’idea di scuola particolarmente istruttiva, abbiamo sacrificato il dialogo, che è la forma base della civiltà greca e quindi della nostra democrazia. Si arriva a una verità e a una conoscenza parlando.

Un'unica prova orale anche quest'anno. Come prepararla?

È importante che i ragazzi parlino di ciò che si conosce, che si sente come un’appartenenza e non di qualcosa di scopiazzato, estraneo, ricavato da opinioni altrui. Dobbiamo cercare qualcosa che ci rispecchia, in cui ci ritroviamo, in cui sentiamo un legame e un ponte. Credo che in questa situazione se la cavi meglio chi ha un desiderio forte, un’idea chiara. C’è la crisi, c’è la pandemia, ma se io so che voglio fare il medico, martello su quel chiodo fino alla fine e ci arriverò. La scuola è un periodo di autoconoscenza del proprio talento. Quindi consiglio di usare e chiudere questo percorso andando a raccontare qualcosa che sento vicino e di cui mi sento parte in causa.

Fine delle superiori senza festa, senza gita, senza vicinanza con i compagni. Un vuoto che si porteranno dietro per sempre.

Sì, certo. Ma voglio pensare che ci sia modo di recuperare. Il loro cammino è lungo. La loro elasticità, plasticità, permetterà a questi ragazzi di recuperare. E sono convinto che la festa sia solo rimandata.


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