Famiglie e studenti

Dall’emergenza una rivoluzione culturale, per rimettere il mondo dell’infanzia e dei servizi educativi al centro delle scelte politiche e territoriali

di Andrea Core*

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Sono ormai mesi che, ciclicamente, di fronte alla ripresa dei contagi, torna in evidenza la discussione sulle modalità per far coesistere diritto alla salute e diritto all'istruzione, vedendo quest'ultimo spesso e volentieri “parte soccombente”.

Una discussione che non tiene conto nella giusta misura dei danni psicologici di una generazione, che sta oscillando come un pendolo, tra riaperture e chiusure dei rispettivi istituti, con tutte le differenze del caso a seconda del colore della propria regione di appartenenza.

Una discussione che non ha mai tenuto nella giusta considerazione l'intero mondo dello 0-6, quasi fosse figlio di un dio minore o peggio quasi fosse un servizio di babysitteraggio, e non uno dei cicli del percorso educativo, formativo e di istruzione dei nostri giovani.

Sicuramente il più delicato, ancor più in questa fase. Un mondo, in particolar modo quello dello 0-3, ossia i servizi educativi, che ha risentito anche delle diverse modalità di organizzazione su tutto il territorio nazionale, e quindi delle diverse modalità di organizzazione ed erogazione del servizio: dalla gestione totalmente pubblica, ai sistemi integrati, fino al mondo del privato.

Ora, però, senza polemica alcuna, almeno in questa sede, queste sono le regole del gioco che il Governo ha individuato. E, sempre stando alle sue più recenti dichiarazioni, si è già al lavoro per programmare la ripartenza dal prossimo anno. Una ripartenza che non dovrà commettere ancora una volta l'errore di credere che basti riavvolgere il nastro e tornare al 2019, alla fase pre-Covid; ma piuttosto sappia analizzare e correggere tutte le carenze strutturali che il sistema Paese si porta dietro dal 2009, se non da prima, e che nel tempo hanno ancorato l'Italia e il suo sistema di istruzione al fondo delle classifiche europee in materia di finanziamenti pubblici: una vera rivoluzione culturale.

Questo passerà da una revisione dell'intero percorso scolastico italiano, a cominciare da quel mondo dello 0-6 che in questa fase emergenziale è stato colpevolmente messo in secondo piano. Un mondo che ancora deve veder realizzati pianamente quelli che sono i propositi del Dlgs 65/2017, verso un vero sistema integrato dei servizi 0-6.Per farlo sarà innanzitutto necessario dare piena legittimità ai servizi educativi all'interno del percorso di istruzione: non più servizi sociali a domanda individuale, secondo numeri e parametri, oltre che modalità organizzative, determinati in totale autonomia dai singoli Comuni o dalle Unioni dei Comuni, ma piuttosto una trasformazione dei nidi in servizio d'istruzione che si ponga l'obiettivo di raggiungere su tutto il territorio nazionale il maggior numero di bambine e bambini, anche oltre le soglie individuate nel Dlgs 65/2017.

Una trasformazione che da un lato garantisca una uniformità di accesso e di trattamento su tutto il territorio nazionale, e dall'altro sappia valorizzare tutte le esperienze, le peculiarità, le necessità locali.

Per farlo sarà necessario sconvolgere l'attuale sistema burocratico e normativo, consentire agli Enti locali di poter fare investimenti strutturali ed in materia di reclutamento del personale, momentaneamente, al di fuori dei vincoli attualmente imposti: procedure semplificate e maggiore possibilità di spesa.

Una discussione, che sempre in questi giorni viene fatta in generale sul pubblico impiego, ma che ancora una volta non sembra tener conto dell'assoluta peculiarità del mondo dell'infanzia e dei servizi educativi.

Così come necessariamente andrà rivisto il rapporto tra Stato centrale, Regioni, Uffici scolastici, istituti comprensivi ed enti locali: una distribuzione di competenze evidentemente non funzionale alla scuola del domani, che rischia di generare confusione e difficoltà tra due mondi, lo 0-3 e il 3-6, che dovrebbero parlare la stessa lingua sotto il profilo dei percorsi pedagogici ed educativi, ma che si scontrano quotidianamente con burocrazie, normative, contratti completamente differenti.

Una rivoluzione culturale necessaria, perseguendo una strada non semplice; ma ad oggi, se davvero si è compreso come, specie in tempi di crisi, investire nell'educazione, nell'istruzione e nella formazione sia l'unica strada possibile per non perdere il treno della ripresa, non possiamo permetterci di perdere altro tempo!

* Assessore all'Istruzione - Comune di Teramo


© RIPRODUZIONE RISERVATA