Famiglie e studenti

«Open day virtuali non bastano, una scuola tecnica va vissuta»

di Eugenio Bruno

«Già il nome ”Polo tecnico” ci deve far capire che dobbiamo essere il riferimento dell’istruzione tecnica in città». Non ha dubbi Nicoletta Pugglioni sul ruolo dell’Istituto di istruzione superiore Devilla-Dessì-La Marmora-Giovanni XXIII di Sassari. «Una scuola tecnica per eccellenza», aggiunge. E anche storica visto che è nata nel 1870 come «istituto tecnico regio». E , dopo peripezie e dimensionamenti è arrivata, ormai sei anni fa, alla configurazione attuale.Con 5 indirizzi: 2 tecnologici e 3 economici.

Per un polo tecnico i rapporti con le aziende territorio sono fondamentali.

Certamente.Per l’aeronautico abbiamo rapporti con tutti gli aeroporti, civili e militari, della Sardegna che ci permettono di fare tante esperienze di visite e di alternanza. Per il Cat, oltre agli accordi con enti locali e ordini professionali, ne abbiamo uno con la soprintendenza per i beni archeologici e con quella per i beni architettonici per svolgere, ad esempio, attività di rilievo.

Come fate a svolgerle con il Covid?

Una scuola come la nostra affronta un periodo del genere con profonda sofferenza . La didattica a distanza non ci consente di sopperire fino in fondo. Se è vero che durante il primo lockdown alla data del 14 marzo eravamo già pronti ci sono tante altre attività che possono essere scvolte solo in presenza. Penso all’informatica per i ragazzi di prima. Non usiamo solo programmi ma anche l’informatica applicata all’elettronica. Per l’aeronautica oltre a progettare i nostri studenti creano dei pezzi con le stampanti 3D oppure li modellano con le frese laser. Per fare queste attività vengono in presenza ma a piccolissimi gruppi considerando che abbiamo tanti pendolari.

Come fate a promuovere una scuola così con open day solo virtuali?

In realtà stiamo organizzando delle visite in presenza per appuntamento a gruppi di 4 persone per volta. E c’è poi tutta la parte di orientamento virtuale. Abbiamo usato un’abbondante fantasia e realizzato un tour virtuale ma stiamo parlando di qualcosa di ricettivo e di poco coinvolgente. Una scuola tecnica non si può solo descrivere, va vissuta.

Come giudica l’esperienza in Dad. Ci servirà anche in futuro?

La Dad ci ha aperto percorsi che vanno ripresi ma non al 100 per cento. Sto pensando di includerla in misura del 15-20% dei futuri curricula anche nella fase post-Covid. Ma i ragazzi devono imparare a stare insieme. Per questo penso che i danni di questo periodo siano non solo didattici ma anche sociali.


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