Famiglie e studenti

Il mini-rinvio dal 7 all’11 lascia aperti tutti i problemi

di Claudio Tucci

Sulla scuola va in scena lo stesso film già visto lo scorso settembre: il governo, nella notte di ieri, tra strappi e polemiche, sposta di 4 giorni, dal 7 all’11 gennaio, il ritorno in presenza al 50% degli studenti delle superiori. Solo però una parte delle regioni si adegua, la gran parte continua invece ad andare in ordine sparso. Il tutto tra l’incredulità dei presidi («fatico a capire il tira e molla tra esecutivo e regioni», sono le parole del presidente dell’Anp, Antonello Giannelli) e soprattutto di famiglie e studenti, alle prese con l’ennesimo cambio di programma (e le inevitabili ripercussioni negative su aziende e genitori lavoratori). E con un vero e proprio allarme, lanciato da una interessante indagine Ipsos per Save The Children, ma snobbata dal dibattito politico, di ben 34mila studenti delle superiori a rischio abbandono a causa delle assenze prolungate da scuola.

Il ministero dell’Istruzione, con un comunicato nel pomeriggio, ha chiarito la portata del decreto legge approvato tra lunedì e martedì dal consiglio dei ministri: da domani, 7 gennaio, al 9 gennaio le lezioni alle superiori si svolgeranno a distanza, con la didattica digitale. Da lunedì 11 si rientra in presenza al 50%. Per gli alunni di infanzia e primo ciclo, elementari e medie (circa 5 milioni di giovani) il rientro in classe è confermato per domani.

Queste, almeno, le disposizioni nazionali, che ogni regione, però, potrà modificare o meno. Il Veneto, ad esempio, ha già detto che conferma la ripresa in presenza delle superiori il 1° febbraio. In Piemonte si ritorna il 18 ma «compatibilmente con l’andamento dell’epidemia». Anche la Campania, del governatore De Luca, aprirà, in presenza, più avanti, e in modo graduale. Stessa scelta della Calabria, che proseguirà in Dad fino al 31 gennaio (fino al 15 per il primo ciclo).


© RIPRODUZIONE RISERVATA