Famiglie e studenti

Patti educativi con le famiglie da aggiornare prima dell’avvio

di Laura Virli

L’emergenza sanitaria che continuerà almeno fino al 15 ottobre, ma che richiede la messa a punto di misure anticovid, prevede anche il coinvolgimento delle famiglie e degli studenti, soprattutto i più grandi. Necessario, infatti, coadiuvare la scuola, e il Paese Italia in toto, a rafforzare le lezioni partite il 14 settembre, per vincere la battaglia contro il virus dopo il periodo buio, iniziato il 5 marzo, che ha tenuto lontani dalle aule milioni di studenti.

Il parere espresso in data 28 maggio 2020 dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts), istituito presso il dipartimento della protezione civile, è intervenuto, tra le altre cose, anche in ordine ai comportamenti che coinvolgono direttamente le famiglie o chi detiene la potestà genitoriale e gli studenti maggiorenni.

Secondo il Cts, la triplice precondizione per la presenza a scuola degli studenti è l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37,5° C anche nei tre giorni precedenti, non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni, non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni.

La responsabilità dei genitori

Secondo il comitato, ad avvio di questo anno scolastico, da parte di tutti gli attori, scuola, famiglie e studenti, è necessaria l’assunzione di comportamenti secondo standard di diligenza, prudenza o perizia, al fine di scongiurare la diffusione del virus e l’esposizione a pericolo della salute della comunità scolastica e non solo.

Oltre alla condotta diligente, è importante anche l’adozione di regole precauzionali in applicazione del cosiddetto “principio dell’affidamento”: il compito della misurazione della temperatura corporea, ad esempio, almeno a livello generalizzato, non avverrà al momento dell’ingresso a scuola, ma sarà affidato ai genitori la mattina prima di uscire da casa. Pertanto, riguardo il controllo dello stato di salute dei minori, il Cts rimanda alla responsabilità genitoriale; si affida ai genitori e agli studenti maggiorenni per fronteggiare la “grave crisi educativa” prodotta dall'epidemia Covid-19.

Integrazione del patto educativo

Al fine di consentire ad ogni istituzione scolastica di realizzare con successo le finalità educative e formative, cui è istituzionalmente preposta, ciascun soggetto è tenuto ad adempiere correttamente ai doveri che l’ordinamento gli attribuisce. A tal proposito è stato istituito il “patto educativo di corresponsabilità” (Dpr n. 249/1998, successivamente modificato dal Dpr n. 235/2007). Si tratta di uno strumento normativo finalizzato a definire e a rendere trasparente compiti e doveri attribuibili ad ogni soggetto della comunità scolastica, in ragione del ruolo che ricopre. Il patto, che viene sottoscritto dai genitori affidatari, dal dirigente scolastico e dagli studenti nella scuola secondaria di secondo grado, rafforza il rapporto scuola/famiglia in quanto nasce da una comune assunzione di responsabilità e impegna entrambe le componenti a condividerne i contenuti e a rispettarne gli impegni.

Il patto, quindi, oltre ad essere un documento pedagogico di condivisione scuola famiglia di “intenti” educativi, è pure un documento di natura contrattuale, tanto che ne è richiesta la sottoscrizione da parte di ciascun studente/genitore, finalizzato all’assunzione di impegni reciproci.

Clausole o «buoni propositi»

Ne consegue che, in epoca Covid, il modo migliore per responsabilizzare tutti i soggetti che fanno parte della comunità educante è la sottoscrizione di un nuovo patto, integrato in alcuni passaggi, che impegni famiglie, esercenti la potestà genitoriale o studenti maggiorenni, a rispettare le “precondizioni” per la presenza a scuola in questo anno scolastico. Insomma “clausole” o “buoni propositi” per prevenire il contagio da Covid 19. Come, ad esempio, monitorare quotidianamente lo stato di salute del proprio figlio (controllo della temperatura corporea dello studente a casa ogni giorno (prima di recarsi a scuola) e degli altri membri della famiglia, e, nel caso di sintomatologia respiratoria o febbre (anche nei tre giorni precedenti), tenerlo a casa e informare immediatamente il proprio medico di famiglia o il pediatra, seguendone le indicazioni e le disposizioni. Oppure impegnarsi a prendere visione della documentazione relativa alle misure di prevenzione e contenimento della diffusione del Covid-19 pubblicata dall’istituto e informarsi costantemente sulle iniziative intraprese dalla scuola in materia.

Ma anche recarsi immediatamente a scuola per prelevare il proprio figlio, a seguito di comunicazione della scuola, in caso di manifestazione improvvisa di sintomatologia riferibile a Covid 19, garantendo la costante reperibilità di un familiare o di un delegato, durante l’orario scolastico; o contribuire allo sviluppo dell’autonomia personale e del senso di responsabilità del proprio figlio e promuovere i comportamenti corretti nei confronti delle misure adottate in qualsiasi ambito per prevenire e contrastare la diffusione del virus; o garantire il puntuale rispetto degli orari e delle procedure di accesso/uscita dalla scuola e di frequenza scolastica del proprio figlio; o in caso di sospensione delle attività didattiche e attivazione della Ddi (Didattica digitale integrata), supportare il proprio figlio e collaborare con i docenti per lo svolgimento regolare delle attività didattiche in modalità digitale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA