Famiglie e studenti

«Ingressi differenziati e cura degli spazi dell’areazione»

di Maria Piera Ceci

Il modello Reggio Children è studiato in tutto il mondo. Riaprono le 21 scuole dell'infanzia di Reggio Emilia (1.716 bambini) e i 12 nidi (744 bambini). Con qualche adeguamento alle regole sanitarie, la pedagogia basata sui cento linguaggi del bambino non viene stravolta, assicura Nando Rinaldi, direttore dell’Istituzione nidi e scuole d'infanzia.

Quali le modifiche all'organizzazione per rispettare le linee guida?

Non ci saranno contatti fra le sezioni. A noi non piace chiamarle “bolle educative”, che è un concetto epidemiologico, ma gruppi stabili. Ognuno avrà un ingresso dedicato. Gli atelier verranno utilizzati probabilmente un mese alla volta da ciascuna sezione. Poi dobbiamo rinunciare alla nostra dimensione della piazza, lo spazio comune in cui bambini e adulti si possono incontrare, scambiare idee, fare progettai. Per gli adulti trasferiremo il lavoro sul digitale.

Gruppi stabili con insegnanti o educatori stabili. Avete risolto il rebus?

Abbiamo dovuto ridurre leggermente la compresenza fra insegnanti e al momento abbiamo dovuto sospendere il servizio fino alle 18,30, molto richiesto dalle famiglie. Tutti i bambini escono alle 16.30. Questanno inoltre consentiamo alle famiglie di portare a casa i bambini dopo il pranzo, con uno sconto sulla retta del 30%, così da avere meno bambini negli ambienti del sonno. È un momento molto delicato. Ci vogliono spazi ampi e grande attenzione viene dedicata all’areazione e alla pulizia.

Quali interventi sugli spazi?

Nessun lavoro di edilizia leggera, perché abbiamo spazi ampi. Abbiamo però comprato panchine e gazebo per utilizzare al massimo i nostri giardini. L’esperienza estiva ci è stata molto utile. Abbiamo tracciato percorsi e divisioni leggere con dei tessuti per dividere le zone dei singoli gruppi: non è facile spiegare ai bambini che devono restare in uno spazio delimitato anche se all’aperto.

Quale messaggio vuole mandare ai genitori che in questo periodo sono sollevati per la ripartenza della scuola, ma anche preoccupati?

Voglio dire loro che i bambini rientrano in contesti di grande sicurezza, messi a punto con pediatri e autorità sanitarie, senza rinunciare all’aspetto della qualità del servizio. Però le famiglie ci devono aiutare in questi primi mesi, mettendo in campo tutte le attenzioni necessarie. Per questo abbiamo proposto un patto di corresponsabilità che rafforza questo legame.

Se le famiglie non misurano a casa la temperatura che succede?

Rischia di saltare il patto scuola-famiglia. E si rischia di dover richiudere la scuola dopo due settimane.


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