Famiglie e studenti

«Il virus ora è sotto controllo Elezioni e scuola, niente rinvii»

di Manuela Perrone

ROMA

«Non vedo perché dovremmo fermare le riaperture delle scuole o le elezioni di settembre. Oggi non corriamo più i rischi di marzo e aprile. Possiamo avere una circolazione del virus controllata: abbiamo più consapevolezza, regole, strumenti e conoscenza per evitare che si ripeta la situazione vissuta nel pieno dell’emergenza, che ci ha indotto al lockdown». Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri (M5S), esclude rinvii.

I nuovi contagi hanno però superato quota mille in un giorno e la curva appare in costante salita...

La crescita dei casi è importante ma va letta e contestualizzata correttamente: rispetto a marzo e aprile, sono positivi per lo più non malati, pauci e asintomatici. Le ospedalizzazioni e le terapie intensive, per quanto siano aumentate di poche unità, non destano particolare preoccupazione al momento. Ciò non vuol dire sottovalutare il rischio, che esiste e consiste nella trasmissione del contagio all’interno dei nuclei familiari, verso persone più fragili o con patologie croniche. Ho sempre pensato che i casi avrebbero ripreso a salire e anche prima della fine dell’estate. Ma c’è una differenza sostanziale se gli aumenti riescono a essere controllati e non impegnano il nostro Ssn in termini di ricoveri.

Sulla scuola litiga anche la maggioranza. Le linee guida Iss non risolvono tutte le criticità. Da medico condivide l’obbligo di mascherine?

Per i bambini sopra i 6 anni, nelle occasioni dove non è possibile mantenere la distanza sì. Anche qui, vale il discorso di ridurre il rischio perché un rischio zero non esiste. Fuori da scuola i ragazzi avranno inevitabilmente contatti più ravvicinati. Varrà però il principio di responsabilità personale e del nucleo familiare: attenzione ai più fragili, ai contatti con i nonni, all’ascolto dei segnali del corpo. Dobbiamo vivere con consapevolezza.

Gli alunni con sintomi, una volta a casa, dovranno essere presi in carico da pediatri e medici di famiglia. La nostra rete territoriale è pronta?

In termini complessivi è pronta, in alcune aree ha bisogno di accelerare. Come ministero stiamo supportando le zone più bisognose di rafforzare la rete anche con le assunzioni di personale sanitario che verranno completate in queste settimane. Al Sud c’è bisogno di convogliare più risorse umane e migliorare le strutture.

Per i critici, sulla scuola ci si è mossi tardi e senza visione.

Si può sempre far meglio, anche quando hai fatto il massimo, perché il senno di poi ti aiuta a capire ciò di cui avevi bisogno. Tuttavia aspettiamo le considerazioni del Cts.

Molti contagi sono di “rientro”, non solo dai quattro Paesi per i quali è previsto il test. Quella lista dovrà essere estesa, almeno alla Francia?

Si sta ragionando su questo e tutto dipenderà dall’andamento dei contagi. Ma in futuro dovremo essere flessibili e adattare i controlli all’andamento dell’epidemia. Fin dalla riapertura delle frontiere, ho pensato a una lista di Paesi da cui fosse opportuno un test rapido molecolare, per via dei casi in aumento. Avevo scritto al Cts a giugno affinché attivasse una strategia più mirata. Aiuterebbe anche i ricongiungimenti familiari o i nostri connazionali all’estero.

C’è anche un caso Sardegna?

In queste ore si sta estendendo, per volere della Regione Lazio, l’uso del test al rientro: una decisione saggia che apprezzo molto.

I tamponi aumentano, anche grazie ai check negli aeroporti. In autunno avremo un testing più efficiente?

I casi aumentano anche perché sta aumentando il tracciamento. È possibile che una fase di testing continui a far salire i casi, il che è un segnale positivo: vuol dire che stiamo scovando asintomatici e paucisintomatici che a inizio pandemia abbiamo perso. Fin da marzo mi sono battuto per un uso spregiudicato dei tamponi anche ai contatti stretti di un positivo. Anche ora. Dobbiamo testare il più possibile.

E le altre due T, trace and treat?

Stiamo facendo il massimo ma serve cooperazione. L’ho detto decine di volte: una comunità, una città, un Paese, per dirsi evoluto non deve temere la tecnologia ma prenderne la parte migliore. Scaricate Immuni.

La sanità italiana può davvero fare a meno dei 36 miliardi del Mes?

Non dobbiamo fare a meno di riformare la sanità, ma possiamo, grazie al Recovery Fund, fare a meno dei soldi del Mes. Ricordiamoci sempre che nel trattato Mes ci sono due articoli critici ovvero il sistema di allerta rapido per garantire rientro del prestito e il regolamento sui controlli post programma entrambi forieri di possibili manovre corretttive promosse dal board del Mes.


© RIPRODUZIONE RISERVATA