ITS e imprese

Dagli Its l’alternativa orientata al lavoro

di Claudio Tucci

L’alternativa all’università c’è. E si chiama Its: gli istituti tecnici superiori, a oggi, in Italia, sono l’unico canale formativo terziario professionalizzante non accademico.

Le fondazioni, che gestiscono gli Its, hanno superato quota 100, e gli studenti iscritti sono circa 13mila. Cifre, certo, ancora di nicchia (gli Its sono operativi ormai da un decennio), ma il successo di questi istituti tecnici superiori è confermato dai numeri che di anno in anno comunicano Miur-Indire sul tasso di occupabilità dei diplomati a 12 mesi dal titolo: siamo intorno all’80%, con punte superiori al 90% nelle realtà di eccellenza. Inoltre, la quasi totalità degli impieghi avviene in un settore coerente con il percorso svolto, in aula e “sul campo”.

I corsi Its durano in genere due anni e l’offerta formativa è strettamente legata ad aree tecnologiche considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese, dalla meccanica alla moda, dalla modalità sostenibile ai servizi alle imprese, passando per l’efficienza energetica e il turismo.

Le lezioni frontali sono ridotte ai minimi termini: i docenti che provengono dal mondo del lavoro sono il 70% e in stage si fa il 42% delle ore totali. Quasi il 40%, poi, dei partner degli Its, sono imprenditori che assumono o fanno assumere i ragazzi che specializzano. La stragrande maggioranza dei contratti firmati sono stabili: tempo indeterminato o apprendistato.

L’Its è lo sbocco naturale per un diplomato dell’istituto tecnico, ma sono in aumento sia i liceali che i laureati.

L’accesso agli Its avviene tramite selezione; una buona conoscenza dell’informatica e della lingua inglese costituisce requisito preferenziale per l’ammissione ai corsi.

Al momento, restano un canale parallelo le lauree professionalizzanti, che sono percorsi accademici triennali legati più agli ordini professionali che alle imprese.

Ai 14 avviati (per la verità, con alterne fortune) nell’anno accademico 2018/2019, se ne aggiungeranno altri 11 nel 2019/2020, per un totale di 25. L’area più battuta di queste lauree riguarda la gestione/manutenzione del territorio.

Quello che manca, ancora, è un raccordo tra Its e lauree professionalizzanti - più volte annunciato dal Miur - per evitare “lotte intestine”, che, come spesso accade, rischiano solo di finire per penalizzare i ragazzi.


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