Famiglie e studenti

Sorpresa: la spesa per l’istruzione cala fino al 2040

di Claudio Tucci

S
2
4Contenuto esclusivo S24

L’istruzione si conferma un “capitolo di spesa” poco attrattivo anche per il governo giallo-verde: Nel 2020, è scritto a pagina 99 del «Def», appena approvato dal governo, la spesa per questo settore rispetto al Pil scende al 3,5 per cento. Nel 2025 si passa al 3,3; nel 2030 al 3,2; nel 2035 al 3,1. Una lieve risalita avviene solo dal 2045 (3,2). A pesare sono essenzialmente i mancati stanziamenti sull’istruzione.

Le riforme annunciate
Poche novità anche scorrendo il corposo «Pnr», Programma nazionale delle riforme. Qui c’è un capitoletto dedicato all’istruzione, ma le novità inserite sono scarse. Nel settore scolastico, si legge nel documento, «è necessario procedere alla redazione di un Testo Unico che sistematizzi in maniera organica le molte norme che riguardano la scuola e consenta un’opera di semplificazione legislativa complessiva».

Ai fini dell'ampliamento dell’offerta formativa, poi, il governo evidenzia come saranno intraprese «misure per assicurare il reclutamento dei docenti con titoli idonei all’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria anche utilizzando, nell'ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati
all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate». Saranno dunque oggetto di valutazione nuove classi di concorso e i requisiti per accedere all'insegnamento di dette discipline nella scuola primaria.

Capitolo Its
Nel «Pnr» trova spazio un paragrafetto dedicato agli Its. Anche qui però poche parole. Essenzialmente di intenti. «Sono una realtà su cui il Governo intende puntare in maniera decisa, avendo dimostrato chiaramente la loro efficacia nell’assicurare uno sbocco lavorativo ai propri diplomati. Verranno incentivati nuovi percorsi di Istruzione Tecnica Superiore in sinergia con le scuole superiori tecniche e professionali, il mondo del lavoro, le imprese, le micro realtà locali, le università, le filiere produttive. La creazione di nuovi Its sul territorio nazionale permetterà un raccordo mirato al mondo del lavoro e darà nuovo impulso alla ricerca».


© RIPRODUZIONE RISERVATA