Formazione in azienda

Così nelle academy l’impresa diventa scuola di occupabilità

di Gianni Brugnoli *

La capacità di competere di un sistema industriale è strettamente collegata alla qualità del capitale umano disponibile. Nell’Industry 4.0 le competenze sono l’elemento chiave per la crescita delle imprese e per il successo dei percorsi professionali sia dei giovani che degli adulti.

I principali sistemi manifatturieri del mondo stanno cambiando paradigma nei modelli di organizzazione dell’impresa: si passa da una visione per reparti ad una gestione per flussi e per progetti (dove diventano fondamentali il lavoro in team, il problem setting e il problem solving). Questi fattori hanno un forte impatto sul mercato del lavoro: più avanzano le tecnologie, più le macchine riescono a sostituire il lavoro a basso tasso di competenza con automatismi sempre più elaborati. Solo in Europa serviranno 80 milioni di persone high skilled entro il 2025. Entro quell’anno, il 90% delle professioni subirà significativi cambiamenti strutturali introdotti dal digitale.

Sappiamo già che in Europa, come in Italia, queste competenze saranno di difficile reperimento ed è necessario da un lato cambiare i sistemi educativi e, dall’altro, attivare sempre di più percorsi di formazione per i lavoratori adulti le cui competenze rischiano di diventare velocemente obsolete. Nella quarta rivoluzione industriale è imprescindibile una formazione per tutta la vita che coinvolga sia gli attuali che i futuri lavoratori: è infatti impossibile formare le persone una tantum per padroneggiare tecnologie che ogni giorno sono diverse dal giorno prima. Si possono però abituare le persone a formarsi ogni giorno e ad avere un’attitudine insostituibile: “imparare ad imparare”.

Anche nel nostro Paese, seconda manifattura europea, viviamo non senza criticità questa fase di transizione in un’economia avanzata basata sulle competenze. Abbiamo ad esempio una forte domanda di tecnici per il manifatturiero: ne serviranno circa 200mila nei settori più avanzati della nostra industria, dalla meccanica alla chimica, dall’Ict al food, dalla moda al legno-arredo. Di questi 200mila almeno il 40%, dovranno essere under 29, mentre il resto andrà “coperto” con adulti con competenze aggiornate e su questo è indispensabile il ruolo dei fondi interprofessionali, strumenti chiave per la formazione continua, che devono essere il cuore delle nostre politiche attive.

In questo contesto le imprese italiane stanno facendo attivamente la loro parte diventando sempre più attori fondamentali nei processi di trasferimento di competenze: tanti imprenditori si stanno attivando affinché la comunità produttiva che hanno costruito diventi comunità educante, attraverso la nascita di vere e proprie “Academy” aziendali o comunque organizzando, anche con il supporto delle associazioni industriali, tutta una serie di percorsi che valorizzano la responsabilità educativa delle imprese dentro e fuori l’azienda.

In questa Guida del Sole 24 Ore, che per la prima volta fa la fotografia, è possibile individuare dove e come le aziende italiane di tutta Italia - sia i grandi gruppi sia realtà con dimensioni ridotte ma fortemente legate ai territori - si stiano attrezzando per diventare dei veri e propri riferimenti nella formazione 4.0, a beneficio ovviamente dei lavoratori dell’azienda, ma anche di tutta una serie di persone che riconoscono il valore del know-how di un’impresa e prendono parte alle attività di formazione che quest’ultima offre e che, in molti casi, sono aperti a tutti, specie i giovani che vogliono imparare un mestiere. L’impresa, dunque, si fa scuola per tutte le età. Scuola di occupabilità.

È un fenomeno che si sta espandendo ed è utile tracciare una prima mappatura e individuare le future linee di sviluppo di quello che si può definire come “Made and Educated in Italy”. Già con la Guida sugli Its si è dimostrato il valore del ruolo educativo delle imprese: proprio negli Its è evidente come un percorso in cui le imprese co-progettano, co-gestiscono e co-valutano la formazione erogata sia una chiave di successo occupazionale (l’82,5% dei diplomati Its lavora entro un anno). In tutti i paesi avanzati è ormai così ed è necessario che anche dal punto di vista normativo si promuova il più possibile, anche attraverso la riduzione di tanti oneri burocratici, la partecipazione delle imprese alla formazione di giovani e adulti, dentro e fuori l'azienda, a 18 come a 60 anni.

L’obiettivo, per il futuro, è allora che le imprese italiane, piccole, medie e grandi, diventino sempre più parte integrante del sistema educativo e che, al contrario, l’attività formativa sia sempre più parte integrante della vita dell’impresa. I modelli che sono riportati in questa Guida ci dimostrano che tutto questo non solo è fattibile, ma è anche un forte valore aggiunto. L’auspicio è che queste pagine siano un ulteriore stimolo al dibattito su questo tema e che tutti, studenti e non, lavoratori e non, possano riconoscere e ritrovare nelle imprese italiane un partner formativo strategico per il loro, il nostro, futuro.

* Vice presidente di Confindustria per il Capitale umano


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