Pianeta atenei

Anno più lungo e rettori in scadenza, si rischia il caos

di Eu.B.

Per un manipolo di atenei i prossimi mesi rischiano di essere parecchio infuocati. Da un lato, c’è da adeguarsi alla proroga dell’anno accademico 2019/20, che è stata introdotta con un emendamento parlamentare al decreto milleproroghe e che porterà all’aggiunta di almeno una seduta di laurea e una sessione di esami in più. Dall’altro, c’è da programmare - qualora il quadro epidemiologico lo consenta - il ritorno in presenza dei corsi per l’ultimo scorcio del 2020/21. Senza dimenticare l’organizzazione da zero del 2021/22 che partirà dopo l’estate e che vede tutte le realtà accademiche già in campo con gli Open day. A queste incombenze generali alcune università (per il dettaglio si veda la tabella qui sotto) devono anche aggiungere l’appuntamento con il rinnovo degli organi monocratici e collegiali. A cominciare dal rettore. Con tutto ciò che comporta - almeno per le accademie pubbliche visto che nelle private il meccanismo prevede la nomina - in termini di candidature, programmi, assemblee, riunioni, alleanze. Secondo una “road map” che in condizioni normali parte un anno prima della scadenza.

Se un paio di atenei (Cagliari e Trento) hanno risolto il problema anticipando la scelta dei nuovi rettori - che adesso dovranno solo insediarsi - e un altro (Firenze) ha già fissato l’elezione, gli altri 6-7 pubblici devono ora fronteggiare un ingolfamento di calendario e di adempimenti che rischia di complicare la gestione del presente e la ripartenza futura. Ogni richiesta di sospendere i rinnovi fino al perdurare dello stato di emergenza, come era accaduto l’anno scorso con il decreto Scuola, finora è caduta nel vuoto. Come testimonia il “silenzio” sul punto sia del milleproroghe di fine 2020, sia dei due decreti di inizio 2021 con cui sono state rinviate all’autunno le suppletive di Camera e Senato e le amministrative. E il tempo stringe.


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