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Eni-Politecnico, alleanza a Milano sull’innovazione

di Luca Orlando

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Transizione energetica, decarbonizzazione, spinta digitale. Sono i target principali dell’accordo quadro tra Eni e Politecnico di Milano, intesa che rilancia una partnership consolidata, in grado di mobilitare dal 2008 investimenti in attività di ricerca per circa 50 milioni di euro.

Il passo avanti di questo nuovo accordo quadro, della durata di cinque anni estendibili a sette, è la realizzazione del primo Centro Congiunto per l’accelerazione dell’applicazione di tecnologie innovative per la transizione energetica e la Carbon Neutrality. Sede in cui verranno realizzati progetti specifici e analisi dedicate all’accelerazione dei percorsi di sviluppo delle tecnologie e al loro utilizzo concreto.

A tali progetti lavoreranno a stretto contatto ricercatori, tecnologi ed esperti di accelerazione del time-to-market dei prodotti della ricerca di entrambe le parti.

«È un accordo di importanza strategica - spiega l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi - perché ci consente di accelerare nella realizzazione di nuovi brevetti e nella transizione verso un’energia sempre più sostenibile.

Il nostro target in Europa è arrivare alla neutralità carbonica già nel 2040 e il centro di ricerca congiunto ci aiuterà a mettere a terra i progetti in funzione di questo obiettivo».

Il piano a lungo termine di Eni, che nel frattempo sta riorganizzando alcune delle proprie attività tradizionali, prevede il raggiungimento della carbon neutrality a livello globale entro il 2050, progetto che si basa sulle tecnologie attuali, e che dunque lascia ampio spazio a miglioramenti o accelerazioni sulla base delle nuove scoperte.

Tra i target del nuovo centro di ricerca congiunto vi è infatti anche quello di arricchire il portafoglio di brevetti del gruppo nell’ambito dell’economia circolare.

«Per il nostro modello di business - aggiunge il presidente di Eni Lucia Calvosa - ricerca e innovazione sono temi chiave: è il motivo per cui saluto questo accordo con grande soddisfazione e orgoglio».

Progetto che per il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, secondo la quale all’Italia servirebbero altri 50mila ricercatori, rappresenta «un modello di quello che dovremmo riuscire a fare sui temi chiave della transizione energetica e della sostenibilità» e che si dispiegherà nel Polo delle Bovisa del capoluogo lombardo, l’area di sviluppo a nord-ovest della città su cui ha fortemente puntato il Politecnico di Milano. Che vede come simboli iconici i giganteschi “scheletri” di due vecchi gasometri, simboli dell’energia tradizionale che verranno ristrutturati e riutilizzati per guardare ora (anche) all’energia del futuro.

«Puntiamo ad avere un distretto di alta tecnologia - spiega il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta - per raggiungere una massa critica di ricercatori, laboratori, imprese.

Già oggi si tratta di una realtà ma non vogliamo fermarci qui e nell’area investiremo 100 milioni di euro. Oggi Eni rafforza questo progetto e con questo accordo fornisce un volano per l’innovazione: in assoluto è il gruppo industriale che negli ultimi 10 anni ha investito di più con noi in ricerca».

«Con l’accordo di oggi - aggiunge il Governatore Attilio Fontana - Regione Lombardia conferma l’ampio sostegno assicurato alle Università e soprattutto al nuovo modello di concepire la formazione universitaria, in stretta connessione con i bisogni dell’impresa e con il sostegno delle istituzioni.

Un progetto che per Regione non è un unicum, bensì un’esperienza che vuole essere replicabile, pur nel rispetto della particolarità di ogni territorio e soprattutto di ogni ateneo. Concepiamo questo accordo come parte della nostra visione sulla Lombardia, legata allo sviluppo sostenibile, che intrecci le dimensioni ambientale, sociale ed economica».


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