Studenti e ricercatori

Garito (Uninettuno): con la Dad non sono state usate metodologie e linguaggi corretti per insegnare ed apprendere in rete

di Eu.B.

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Secondo un’indagine dell'Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, che fotografa le condizioni di partenza della scuola italiana allo scoppio della pandemia, per 6 bambini su 10 le lezioni da remoto sono state una prova proibitiva , considerando che solo il 36% era in condizioni “accettabili” per affrontarle, in termini di dotazione tecnologica, luogo riservato per studiare e preparazione digitale dei docenti. Numeri che salgono leggermente se si guarda alle scuole medie (48%) e alle scuole superiori (66%). Ne parliamo con Maria Amata Garito, rettrice dell’università telematica internazionale Uninettuno.

Che Paese è l'Italia che, nel XXI secolo, non riesce a garantire a tutti gli studenti un'adeguata istruzione a distanza? Quali errori sono stati commessi?
Io penso che l’emergenza pandemica causata dal Covid-19 abbia creato una tempesta inaspettata nel mondo della scuola e dell'Università a livello globale. In difficoltà non si è trovato solamente il sistema scolastico italiano. Un terzo degli alunni nel mondo non sono stati in grado di accedere all’e-learning, una tempesta che comunque sta spingendo molti governi ed istituzioni ad affrontare nuove sfide. Questa realtà ha evidenziato le profonde disuguaglianze di accesso ad Internet con significativi divari non solo tra i diversi paesi del mondo ma soprattutto tra poveri e ricchi .Gli studenti che vivono nelle famiglie più povere non possiedono in casa le risorse tecnologiche per accedere all’e-learning .Quindi uno dei problemi più importanti del fallimento dell’e-learning anche a livello italiano è il digital divide che evidenzia una disuguaglianza nell’accesso alla rete che è sempre più causa di un divario socio-economico e culturale. Di conseguenza, la prima iniziativa che si sarebbe dovuta assumere avrebbe dovuto essere quella di colmare il divario digitale, investendo per realizzare le infrastrutture tecnologiche necessarie, come ad esempio Internet via satellite. In tal modo tutti i cittadini italiani avrebbero potuto essere interconnessi e si sarebbero potute creare le basi su cui costruire i diversi modelli di e-learning in funzione delle fasce di età degli studenti e dei diversi livelli scolastici. Finalmente nel nostro paese da poco si è creato l'accordo tra Tim ed Eutelsat per utilizzare i satelliti allo scopo di diminuire il digital divide. Un altro errore che è stato commesso, anche questo a livello globale, è che non sono state usate metodologie e linguaggi corretti per insegnare ed apprendere in rete. Si è persa una grande opportunità, insegnare in rete significa applicare nuovi modelli psicopedagogici-didattici basate su teorie consolidate e differenziate a seconda dei i livelli scolastici e significa anche utilizzare i linguaggi della rete, quei linguaggi che gli studenti attuali, i “nativi digitali”, conoscono e non sempre utilizzano a fin di bene. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe stato necessario formare adeguatamente tutti i docenti ad utilizzare la rete, non per trasmettere online le lezioni in diretta, ma per realizzare un processo di insegnamento-apprendimento collaborativo e costruttivo dove gli studenti vengono messi al centro del processo formativo e partecipano, attraverso l'interazione costante con il docente e gli altri studenti, alla costruzione collaborativa della conoscenza.

Cosa pensa del recente appello del Papa, che ha parlato di “catastrofe educativa” riferendosi alla Dad fatta per i bambini?

Sono molto d’accordo con Papa Francesco. Nel suo appello, chiede di mettere al centro di ogni processo educativo la persona e la capacità di essere in relazione con gli altri. L'uso corretto di Internet può realmente, in tempi molto rapidi, facilitare la concretizzazione di alcune idee di Papa Francesco a livello mondiale. Internet può democratizzare l'accesso al sapere e includere anche le persone emarginate. Non dobbiamo dimenticare che Internet è il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia mai avuto, è la più grande biblioteca del mondo dove, se venisse abolito il divario digitale, tutti l'umanità potrebbe essere fruitore e distributore di conoscenza. La rete può creare degli spazi educativi dove tutti possono accedere democraticamente, dove l'interazione creativa tra le diverse culture può generare nuovi saperi, valorizzare le differenze e farle vivere come ricchezza e può aiutare a mettere insieme le diverse culture del mondo per creare nuovi valori. Ma tutto questo non può nascere dall'improvvisazione . L'e-learning, così come è stato realizzato finora, con grandi problemi di connessione in tutto il Paese, ha solo creato enormi disparità a livello sociale, mettendo in crisi i rapporti umani di bambini e adolescenti che a causa dell'isolamento e della mancanza di un metodo pedagogico interattivo in grado di renderli protagonisti nel processo di apprendimento, sono rimasti indietro dal punto di vista dello sviluppo cognitivo e sociale . Se da un lato gli studenti conoscono il linguaggio della rete, dall'altro vanno comunque guidati nella navigazione su Internet attraverso un confronto attivo con gli insegnanti ed i genitori. La Rete consente di accelerare i processi di innovazione, distribuzione e creatività, riunendo persone, conoscenze e competenze a livello globale. Proprio per queste sue peculiarità, se utilizzata bene unisce e non divide.

Cosa possono fare le università telematiche per recuperare l'insegnamento perduto di questi mesi? Come possono contribuire a migliorare la situazione attuale della scuola?
Bisogna innanzitutto distinguere tra le diverse Università telematiche. Io posso dire ciò che il nostro modello di Università telematica può fare per contribuire a migliorare i processi e procedure dell'e-learning nei diversi livelli scolastici. Il modello di e-learning della nostra Università è nato dai risultati di molti progetti di ricerca europei e il suo livello di qualità è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. La nostra Università telematica potrebbe quindi trasferire i risultati delle attività di ricerca che consentono di: realizzare modelli di e-learning che mettono al centro del processo formativo lo studente; attuare processi di insegnamento e apprendimento interattivi, costruttivi e collaborativi; trasferire conoscenze legate alle metodologie di preparazione dei materiali didattici in rete; trasferire conoscenze legate anche ai modelli organizzativi delle strutture formative a distanza; impostare insieme agli insegnanti la loro formazione all'uso di Internet nei processi di insegnamento e apprendimento; realizzare la formazione di tutte quelle figure tecniche e amministrative dei diversi livelli scolastici che dovrebbero acquisire competenze adeguate per gestire l'nnovazione ed essere di supporto tecnico a insegnanti e alunni. In questi ultimi anni, purtroppo, molti finanziamenti per la ricerca a livello mondiale sono stati destinati alla realizzazione di applicazioni legate alla produzione dei videogiochi e alla realizzazioni di applicazioni su internet legate allo svago, al tempo libero e negli ultimi anni anche alla salute. Ben poco è stato destinato alla ricerca sulle metodologie utili per sviluppare processi formativi in rete .Oggi, l'emergenza pandemica ha aumentato la consapevolezza che in un contesto storico profondamente mutato rispetto al passato, è necessario creare nuovi modelli di etica sociale e politiche pubbliche più aderenti alla realtà, che facilitino lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi di scuole, centri di formazione e università a livello locale, nazionale e internazionale, che integrino presenza e distanza. Se le scuole e le Università saranno capaci di considerare l'e-learning come una nuova opportunità per innescare un'importante processo di modernizzazione di tutte le strutture formative, sicuramente il processo di innovazione avrà una ricaduta anche su tutte le istituzioni e le strutture che compongono la società. Le istituzioni formative oggi devono trovare il coraggio di reinventarsi usando Internet e tutte le sue possibilità per creare nuovi modelli di e-learning utili a formare e riqualificare a livello internazionale il vero capitale immateriale dell'umanità, quello delle conoscenze e delle competenze in modo da rispondere ai complessi bisogni formativi per i mercati del lavoro globale e per costruire l'uomo del XXI secolo.


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