Studenti e ricercatori

Politecnico Milano, a 5 anni lavora il 98%

di Eugenio Bruno

La specializzazione paga. Anche in tempi di pandemia globale. A dirlo è un’indagine occupazionale del Politecnico di Milano secondo la quale, a 5 anni dal titolo, il 98% dei suoi laureati magistrali lavora. Il 99% a Ingegneria.

Non è la prima volta che l’ateneo guidato da Ferruccio Resta monitora gli effetti occupazionali dei propri titoli. La particolarità sta nell’arco di tempo considerato: quinquennale anziché annuale. L’indagine - che è stata svolta a luglio 2020 con una modalità integrata (online e telefonica) e ha coinvolto 3.459 laureati - ci dice anche che quel 98% medio di occupati a 5 anni dal titolo guadagna 2.063 euro mensili netti. E, ancora, che l’82% è un lavoratore dipendente. La forma contrattuale prevalente (88%) è il tempo indeterminato. Più nel dettaglio, il 92% risulta occupato in ambito privato (il 55% in una Pmi). Il mercato italiano rimane il principale sbocco anche dopo 5 anni dalla laurea (l’82% lavora in Italia). Numeri leggermente diversi invece per gli stranieri. A fronte di un’occupazione inferiore (90%) la paga è invece superiore: 2.262 euro netti mensili. Forse anche perché solo uno su 3 lavora da noi.

Un altro capitolo è dedicato alle triennali. Qui il tasso di occupazione passa al 95% e la retribuzione mensile netta cala a 1.777 euro. Simile a quella dei laureati magistrali è la fotografia contrattuale: il 78% è dipendente; l’85% è assunto a tempo indeterminato. Ampia è la quota di impiegati nel settore privato (95%) e in Italia (88%).

Il rapporto passa poi ad analizzare le performances occupazionali di tre aree disciplinari: Architettura, Design e Ingegneria. Per le prime due il tasso di occupazione a 5 anni dalla laurea è del 95% (94% per i titoli triennali). Con sbocchi quasi opposti: tra gli architetti prevalgono i lavoratori autonomi (54%); tra i designer i dipendenti (73%). Quanto agli ingegneri la quota degli occupati, sempre a 5 anni, è addirittura del 99 per cento (98% per le triennali). Con una prevalenza netta - 93% a 7 - del lavoro alle dipendente rispetto alla libera professione.

L’indagine si sofferma infine sul modo in cui i laureati hanno speso il quinquennio post lauream. Il 19% si è specializzato ulteriormente mentre lavorava o prima di iniziare: il 10% con un post master degree e il 9% con un dottorato. Una buona parte ammette di essere nel frattempo cresciuto professionalmente. Sia in termini economici (il 79%) sia nelle competenze trasversali (74%) o nell’inquadramento (65%). Senza farsi mancare la mobilità professionale visto che hanno cambiato lavoro mediamente 1,7 volte in 5 anni. Per motivi vari: dalla crescita professionale (il 39%) a una remunerazione migliore (17%) fino all’insoddisfazione per l’ambiente preesistente (16%).

Nel commentare i dati il rettore, nonché presidente della Crui, Ferruccio Resta, li considera la prova «da un lato che la specializzazione e le Stem pagano e dall’altro che anche l’investimento in qualità paga. Abbiamo la nomea - aggiunge - di essere un ateneo difficile e severo. Ma insegno ai miei studenti che le scorciatoie non aiutano». Guardando al nuovo governo, nonostante la complessità delle sfide che ci attendono, Resta è fiducioso. «Ci sono i presupposti perché ci guidi con due attenzioni: preservare ma con il coraggio di scegliere e trasformare dove serve. C’è una squadra intorno al premier Draghi - conclude - che nella sua completezza politica e tecnica ci aiuterà ad affrontare la pandemia».


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