Studenti e ricercatori

Nel mondo meno del 30 per cento dei ricercatori sono donne

di Redazione Scuola

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«Meno del 30% dei ricercatori nel mondo sono donne». Lo rivela un report diffuso dall'associazione di scienziate “500 Women Scientists Pisa”, costituita da un gruppo di ricercatrici delle università di Pisa e Firenze e distaccamento dell'omonima associazione mondiale no-profit, diffuso alla vigilia della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che si festeggia oggi - 11 febbraio - in tutto il mondo.

«La media dell'Ue (secondo Eurostat 2017) - si legge nel report - è leggermente superiore con il 41%, grazie a cinque Stati membri (Lituania, Bulgaria, Lettonia, Portogallo e Danimarca) che hanno raggiunto un equilibrio di genere del 50% o più nella scienza. Tuttavia, in Paesi come Francia, Germania e Italia, che ogni anno ricevono una quota considerevole di finanziamenti per la ricerca da parte dell'Ue, solo il 33-35% degli scienziati sono donne. I dati dell'Unesco (2014-2016) mostrano che, in tutto il mondo, solo il 30% delle studentesse dell'istruzione superiore sceglie un campo correlato alle Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Tuttavia, ciò che colpisce è che più le donne scalano la vetta delle posizioni accademiche più si trovano in minoranza. Solo il 24% delle donne occupa posizioni accademiche di alto livello».

L'associazione lancia infine un appello: «E' necessaria una maggiore consapevolezza del pregiudizio di genere nella scienza all'interno del mondo accademico e della società in generale. Ma la consapevolezza non basta. Dobbiamo garantire che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini in questa feroce competizione per borse di ricerca e posti accademici. Se le organizzazioni di finanziamento della ricerca vogliono davvero dare agli scienziati donna pari possibilità - si legge ancora -, allora dovrebbero riempire metà dei loro comitati scientifici e consultivi con donne. Se il settore accademico volesse davvero impedire alle donne di abbandonare la carriera a metà, dovrebbe fornire una migliore assistenza all'infanzia, orari flessibili e aiuti finanziari».


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