Studenti e ricercatori

Verona (Bocconi): anche nel post pandemia apprendimento misto digitale/presenza

di Maria Piera Ceci

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Dibattito tutto concentrato sulla riapertura delle scuole e il ritorno alle lezioni in presenza per gli studenti di primaria e secondaria. Dimenticando che anche gli studenti più grandi, quelli che frequentano l'università, sono tutti in didattica a distanza.
Università, la grande assente dal dibattito? Normale che sia così, secondo il rettore della Bocconi di Milano, Gianmario Verona, che sabato 28 ha inaugurato l'anno accademico, con un intervento della presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen.
«L’università ha ragazzi più adulti, che hanno già avuto un percorso di formazione e quindi è normale che se ne parli meno. E poi stanno lavorando molto bene in didattica a distanza. È un momento negli atenei in cui stiamo innovando. Per la formazione delle persone più adulte il digitale ha un potenziale immenso e quindi stiamo vivendo un momento storico, in cui dobbiamo investire per fare anche innovazione. È necessario capire come il post pandemia sarà sempre più un apprendimento misto, fra digitale e didattica in presenza».

Che persone saranno questi figli della pandemia?
«La parte universitaria di campus e di interazione fisica è molto importante. Credo che dal punto di vista didattico non ci sia un cambiamento straordinario, perché la didattica universitaria può comunque essere erogata con efficacia attraverso gli strumenti digitali. Anzi ci sono anche delle opportunità di miglioramento che il digitale permette di ottenere. Ovvio che l'esperienza universitaria è anche un'esperienza sociale, fatta di interazione, di scambi ad esempio grazie ai piani Erasmus. Tutto questo è momentaneamente bloccato, ma confidiamo che si riattivi nel giro di qualche mese. Ricordo comunque che a settembre avevamo ripreso le attività con una modalità mista, quindi gli studenti hanno potuto fare in parte un'esperienza in presenza in questi mesi».

Come rettore ha il timore che la formazione in tempi di pandemia non sia completa, possa perdere qualcosa?
«A parte per quanto riguarda l’esperienza fisica e sociale comunque fondamentali, non credo che gli studenti stiano vivendo una riduzione di apprendimenti, dal punto di vista delle conoscenze e delle discipline. Vedo invece un grande problema nella scuola. Le scuole non hanno ancora gli strumenti, i docenti non hanno ancora avuto la possibilità di imparare a insegnare in digitale. E quindi vedo un grande gap che si potrebbe creare con le generazioni che sono ora a scuola. Non sono invece preoccupato per le generazioni che stanno frequentando l’università in questo momento».


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