Studenti e ricercatori

Intelligenza artificiale: opportunità per migliorare la produttività di università e business school

di Emanuele Cacciatore* e Antonio Ragusa**

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La notizia, di qualche settimana fa, che Google sta per lanciare delle mini-lauree della durata di 6 mesi ad un costo non superiore ai 300 dollari, è solo l'ultima delle sfide lanciate al settore dell'istruzione terziaria. Se c'è infatti un comparto che già molto tempo prima della pandemia aveva iniziato a fare i conti con fattori di pressione dagli effetti potenzialmente dirompenti, questo è proprio il comparto della formazione superiore.

Minacciato dall'entrata in campo di outsider del settore privato, come Udemy, e dei Moocs (Massive open online courses), afflitto da trend negativi come la diminuzione delle iscrizioni ai corsi residenziali ed i crescenti tassi di abbandono, il settore delle università e delle business school ha provato a reagire introducendo alcune innovazioni.

Negli ultimi anni, in particolare, università e business school sembrano avere scoperto le potenzialità offerte dall'adozione di soluzioni di Intelligenza artificiale (Ia) non solo per l'efficientamento dei processi It e la riduzione dei carichi di lavoro per attività amministrative, ma anche come opportunità di erogazione di una più appagante esperienza di apprendimento per gli studenti.

Le previsioni di crescita pre-Covid 19 del mercato globale delle soluzioni di Ia per il settore dell'istruzione terziaria indicano un tasso di crescita annuo del 47% tra il 2018 ed il 2023 per un valore complessivo di circa 3.7 mld di dollari (fonte: MarketsandMarkets, maggio 2018). Questa rapida crescita, già registrata prima della pandemia, origina innanzitutto dalla crescente consapevolezza che le soluzioni di Ia possono indirizzare un ventaglio molto ampio di problemi e sfide nel campo dell'istruzione terziaria.

Gli esempi più comuni includono: •semplificazione di attività amministrative a carico di docenti e personale; •efficientamento dei processi di ammissione ed iscrizione; •personalizzazione di pacchetti e percorsi di apprendimento sulla base dei diversi stili di apprendimento degli studenti; •personalizzazione delle esperienze di fruizione dei contentuti didattici ad esempio tramite applicazioni di realtà virtuale (Vr) ed aumentata (Ar).

Guardiamo qualche caso reale. Che cosa hanno, ad esempio, in comune il Georgia institute of technology negli Stati Uniti, l'Università di Murcia in Spagna e l'Università di Adelaide in Australia? Tutti e tre gli atenei hanno introdotto, tra il 2016 ed il 2019, servizi di assistenza e supporto agli studenti erogati da chatbots.

Il Georgia Tech ha introdotto nel 2016 un assistente didattico digitale, Jill Watson, nello staff didattico del corso di laurea in computer science. I circa 300 studenti del corso generavano qualcosa come 1000,000 domande per semestre, un volume pressoché impossibile da gestire con un assistente umano. Jill è stata “addestrata” a rispondere alle domande più frequenti popolandone la memoria con decine di migliaia di domande ricorrenti dai precedenti semestri e con le relative risposte. Non solo gli studenti non si sono accorti che Jill era virtuale ma si è rivelata la migliore assistente didattica di sempre, con un tasso di successo delle risposte fornite del 97%.

L'Università di Murcia nel 2018 ha introdotto Lola, un chatbot per rispondere in modalità 365/24/7 alle Faq degli studenti sull'organizzazione di ateneo e sulle aree didattiche. A poche settimane dal lancio il bot aveva risposto a più di 38,000 domande, fornendo risposte corrette nel 91% dei casi. Un anno dopo, nel 2019, il tasso di accuratezza era del 94%.

Nel 2019 l'Università di Adelaide ha introdotto un bot per valutare l'idoneità degli studenti stranieri ad iscriversi ai corsi offerti dall'Università. Il bot, accessibile dalla sezione del portale dedicata agli studenti internazionali, analizza l'idoneità degli aspiranti studenti, provenienti da 228 paesi, attraverso una serie di semplici domande, fornendo ai potenziali candidati un riscontro immediato ed un'eventuale pre-qualifica. In questo modo l'università è in grado di processare più domande e di attingere ad un più ampio mercato potenziale di studenti stranieri. Oltre all'incremento dei volumi di candidati pre-qualificati i benefici per l'università includono una riduzione dei costi amministrativi.

Questi esempi forniscono, a chiunque si stia chiedendo se le soluzioni abilitate da Ia stiano modificando il futuro dell'istruzione universitaria, una risposta inequivocabile: “si”. La domanda è semmai: con quali benefici? Nei casi citati di utilizzo di chatbot e assistenti digitali, ad esempio, uno dei benefici è collegato alla possibilità di acquisire volumi significativi di dati sulle preferenze e le aree di interesse degli studenti.

Questi dati, opportunamente analizzati, possono supportare le università a creare servizi innovativi e nuovi programmi per migliorare l'esperienza didattica e di apprendimento degli studenti.A sua volta, un'esperienza didattica più personalizzata ed in linea con i bisogni e le abilità specifiche degli studenti aumenterebbe la motivazione degli studenti, riducendo la probabilità di abbandono.

A tal proposito i dati dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) forniscono per l'Italia un quadro alquanto problematico: quasi il 40% degli studenti che intraprendono un corso di primo livello non conclude gli studi. Le cose vanno meglio nei corsi a ciclo unico, dove la percentuale di laureati è pari al 63,2% dopo 9 anni dall'iscrizione, e nei corsi di laurea di II livello dove si sale a circa l'80%. Un ulteriore beneficio deriverebbe dalla maggiore interazione tra Ia, tecnologia e studenti. Acquisire familiarità con queste tecnologie preparerebbe meglio gli studenti di oggi alle loro future vite professionali in contesti lavorativi in cui l'Ia sarà pervasiva e onnipresente.In una prospettiva più ampia, un'interazione più intensa con l'Ia sin dall'università (auspicabile sarebbe che tale interazione si realizzasse sin dalle scuole primarie e secondarie), aiuterebbe inoltre il sistema Paese a ridurre l'attuale gap di competenze digitali, rispetto alle quali il nostro Paese è pericolosamente indietro.

Infatti, secondo le analisi, fra gli altri, dell'Osservatorio agenda digitale del Politecnico di Milano solo il 42% degli italiani possiede competenze digitali di base, rispetto al 58% della media Ue, il 57% di Francia e Spagna e il 70% della Germania.

Per quanto riguarda le competenze digitali ‘superiori', l'Italia è al 22%, rispetto al 33% della media Ue, il 36% di Spagna e il 39% della Germania, con un ritardo che rimane tale in tutte le fasce d'età, anche in presenza di alto livello di istruzione. Si potrebbe obiettare che la diffusione di soluzioni di Ia, come gli assistenti didattici digitali, potrebbe mettere a rischio posti di lavoro nel settore.

L'esempio di Jill al Georgia Tech puo aiutare a chiarire questo punto. Jill era solo una dei nove assistenti didattici del corso di laurea ed il suo successo non ha comportato la perdita del lavoro per gli altri assistenti. Perché per quanto Jill fosse molto efficiente nel rispondere alle domande, non poteva sostituirsi agli assistenti didattici umani nel motivare gli studenti o nell'aiutarli nello studio. Quello che Jill ha fatto è stato liberare il tempo degli assistenti didattici umani da attività ripetitive in modo che potessero dedicarsi interamente ad attività ad elevato valore cognitivo e relazionale.

Un altro esempio aiuta a chiarire ulteriormente. Da un punto di vista didattico i sistemi di apprendimento basati su Ia si rivelano strumenti eccellenti nell'insegnamento di materie come le lingue straniere o la matematica, le discipline cosiddette rule-based. In questi casi i sistemi Ia possono migliorare significativamente il processo di apprendimento fornendo agli studenti feedback immediati e la possibilità di ripetere gli esercizi tante volte quante sono necessarie. Questo non renderebbe superfluo il ruolo dell'insegnante che rimane invece fondamentale per spiegare agli studenti, nel caso delle lingue straniere, ciò che non è stato compreso, come ad esempio le molte sfumature ed eccezioni alle regole linguistiche.In conclusione, i vantaggi presentati dall'intelligenza artificiale anche nel settore della formazione terziaria rendono opportuna la definizione di percorsi di adozione anche da parte delle organizzazioni educative italiane. Affinché ciò accada occorrerà però lavorare a livello di sistema Paese per colmare il ritardo accumulato nello sviluppo delle competenze e delle infrastrutture digitali. E forse occorrerebbe anche un pò di coraggio in più.

* Senior Director Insight & Cloud Strategy Oracle
** Dean e Founder Rome Business School


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