Studenti e ricercatori

Appello dell’Adi al Governo: necessarie misure di proroga per 25mila dottorande e dottorandi

di Redazione Scuola

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«Abbiamo ritenuto di rivolgerci a tutti Voi, per chiedere un impegno del Governo tutto a realizzare una misura di salvaguardia della dignità del dottorato di ricerca, quale più alto percorso di formazione che il nostro ordinamento conosce, ma soprattutto delle persone, di quelle 25 mila persone che qui rappresentiamo, affinché possano, semplicemente, proseguire il proprio lavoro e programmare un futuro meno incerto», è l'accorato appello contenuto nella lettera che l'Adi - Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia ha inviato al Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al ministro dell'Università e della ricerca, Gaetano Manfredi e al Ministro dell'Economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, con la richiesta di ulteriori e urgenti misure di proroga retribuita, fino a un massimo di 12 mesi, che coinvolgano tutti i cicli di dottorato e comprendano anche i dottorandi non percettori di borsa.

Nell'attuale quadro normativo, nessuna possibilità di proroga è contemplata per il dottorando che non ritenga il proprio lavoro idoneo alla discussione pubblica; il DM 45/2013 vieta, infatti, ogni forma di proroga concessa dal Collegio dei Docenti del Dottorato, come confermato dal Ministero dell'Università e della Ricerca nella Circolare n. 12835 del 18/05/2016. «Fin dall'entrata in vigore della suddetta circolare» si precisa nella lettera « l'ADI ha rilevato la problematicità derivante dall'assenza di qualsivoglia meccanismo di flessibilità in uscita, come invece accade in pressoché tutti i paesi europei. La misura di proroga introdotta nel DL Rilancio, che risultava già in principio inadeguata perché escludeva dal diritto alla proroga i dottorandi del XXXIV e XXXV ciclo, con il peggioramento del quadro epidemiologico e le necessarie conseguenze sul piano della chiusura degli spazi della ricerca ed il blocco della mobilità (ivi compresa la possibilità di implementare la propria ricerca con periodi di soggiorno presso università e istituzioni di ricerca estere), si mostra ancor più insufficiente. »Se approvate, le richieste dell'ADI andrebbero, quindi, a beneficio di 25 mila dottorandi (dati USTAT-MIUR) che sono stati esclusi da precedenti misure e che si trovano nell'impossibilità di poter riprogrammare, in un orizzonte temporale più lungo, le proprie attività di ricerca; inoltre, circa il 20% di essi risulta ancor più colpito economicamente dalle conseguenze della crisi pandemica, trattandosi, infatti, di dottorandi non percettori di borsa di studio, per i quali la necessità di predisporre misure di proroga con finanziamento emerge con maggiore evidenza. Come rilevato dall'ADI « la chiusura delle biblioteche e degli archivi, la restrizione nell'accesso ai dipartimenti e ai laboratori, l'impossibilità di accedere a materiale bibliografico e archivistico in larga parte non digitalizzato, la difficoltà negli spostamenti in Italia e verso l'estero, uniti al rapido e non predicibile evolversi del quadro epidemiologico, rischiano di compromettere la formazione, la qualità del lavoro e della vita dei dottorandi che vivono queste condizioni, da oramai quasi un anno, con inevitabili conseguenze sulla carriera futura. » « Ciascuno di Voi » prosegue ancora la lettera « comprende la necessità di potere garantire ai dottorandi di oggi, ai ricercatori di domani, di concludere dignitosamente il percorso avviato e produrre un lavoro che valga l'investimento in risorse e formazione messo a disposizione dal sistema universitario. Ancora una volta le persone, le cui condizioni materiali sono e sempre debbono restare il faro delle scelte politiche, chiedono il Vostro intervento. »


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