Studenti e ricercatori

Università, con didattica a distanza più partecipazione ma meno interazione

di Redazione Scuola

S
2
4Contenuto esclusivo S24

La didattica a distanza adottata massicciamente dagli atenei italiani durante il lockdown causato dall'emergenza Covid ha comportato una maggiore partecipazione degli studenti alle lezioni ma anche in molti casi una didattica più tradizionale. In estrema sintesi, è quanto emerge dalla ricerca “La didattica a distanza nell′università di Torino durante l′emergenza Covid. Il modello del decentramento coordinato”, presentata ieri in diretta streaming dagli autori, docenti dell'ateneo, presenti anche il rettore Stefano Geuna, la vicerettrice per la didattica Barbara Bruschi, e il ministro dell′Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

Il modello del decentramento coordinato, adottato a Torino, spiega la ricerca, è stato capace di concedere flessibilità ai docenti, che hanno adottato modalità più innovative, garantendo nel contempo anche il necessario supporto da parte dell'università. Dallo studio risulta infatti che il modello più dirigista adottato da alcuni atenei ha offerto molto sostegno ottenendo il plauso dell'87% docenti, i quali però presentano anche la percentuale più bassa di coloro che dicono di essere stati professionalmente arricchiti dall'esperienza. Sul fronte opposto, con direttive al minimo, si sono registrati problemi organizzativi e logistici.

«Volevamo capire - ha spiegato Francesco Ramella, che con Franca Roncarolo ha svolto la ricerca - come la dad ha influenzato la didattica. Si partiva da una situazione in cui la lezione frontale classica era adottata ormai da una minoranza, mentre la maggioranza adottava modalità più sperimentali e interattive: l'effetto della pandemia è stato un ribaltamento: il 45% dei docenti sono tornati verso la modalità trasmissiva classica della lezione frontale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA