Studenti e ricercatori

Università aperte solo per attività di ricerca e laboratori

di Eugenio Bruno

La didattica a distanza diventa la regola anche nelle università. Per effetto delle nuove restrizioni anti-contagio volute dal governo le uniche prestazioni che gli atenei italiani, pur restando aperti, continuano a offrire in presenza sono i corsi formativi per i medici, i laboratori e le attività indifferibili. A cui si aggiungono, nelle zone gialle e arancioni, i corsi di studio per le matricole. Tutto il resto, inclusi esami e sedute di laurea, si sposta di nuovo sul web, com’era accaduto durante il lockdown di primavera. A confermarlo sono le delibere dei comitati universitari regionali (Cur) a cui il Dpcm del 3 novembre affida il compito di scegliere la soluzione più adatta in base al quadro epidemiologico locale. Fermo restando che quasi tutti i rettori avevano comunque predisposto che tutti i corsi dell’anno accademico 2020/21 si svolgessero in modalità mista.

La stretta dell’ultimo Dpcm
A differenza della scuola che ha visto cambiarela miscela tra didattica a distanza e in presenza con gli ultimi Dpcm il quadro di regole per le università è rimasto più stabile. Sentito il Cur di riferimento - si legge all’articolo 1 del decreto del presidente del Consiglio del 3 novembre - gli atenei «predispongono, in base all'andamento del quadro epidemiologico, piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari che tengono conto delle esigenze formative e dell’evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria». Uniche attività a potersi svolgere in presenza quelle collegate agli «insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio nonché quelle dei laboratori». Una circostanza che vale però solo per le zone gialle e arancioni.
Per le rosse, infatti, il decreto del 3 novembre limita le attività in aula ai «corsi per i medici in formazione specialistica», ai «corsi di formazione specifica in medicina generale»,alle «attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie» e a quelle eventualmente individuate dalle università, sentito sempre il comitato universitario regionale.

Nelle zone rosse aperti solo i laboratori
Le scelte sui territori sono state finora omogenee. Prendiamo la Lombardia. Il coordinamento degli atenei lombardi presieduto da Remo Morzenti Pellegrini, rettore di Bergamo, ha deciso che le attività curriculari di tipo collettivo (lezioni frontali, esami di profitto, esami finali e di laurea e proclamazioni) si svolgano esclusivamente a distanza. Lasciando in presenza solo l’uso individuale dei laboratori, i corsi e i tirocini in ambito sanitario e le attività di ricerca indifferibili. Mantenendo però aperte sale studio e biblioteche.
Nel sottolineare che «la situazione a Bergamo, nella città e nell’intero territorio, fortunatamente, a oggi, è completamente differente rispetto ai mesi piu' bui dell'emergenza pandemica», Morzenti Pellegrini evidenzia che il suo ateneo finora ha potuto contare «su una didattica in presenza per un numero controllato e stabile di studenti, senza registrare alcun contagio, usufruendo di una didattica duale che ha reso possibile per gli studenti la scelta di venire o meno in ateneo per frequentare le lezioni».
Anche per questo - aggiunge il “magnifico” bergamasco - sebbene inseriti nella “zona rossa” «abbiamo deciso di lasciare aperti, con l’esclusivo obbligo della prenotazione con apposita app, gli spazi per lo studio individuale, i laboratori, le mense, le biblioteche». Nella speranza di arrivare - dice Morzenti Pellegrini al Sole 24Ore- a «una differenziazione nella differenziazione, cioè consentire al nostro territorio, se i dati epidemiologici continueranno ad essere sotto controllo (come lo sono già ora rispetto ad altri territori della Regione e del Paese), di avere minori restrizioni e quindi, come università, tornare progressivamente alla normalità».

Piemonte e Calabria sulla stessa posizione della Lombardia
Anche Piemonte e Calabria, entrambe zone rosse, hanno di fatto seguito la stessa strada della Lombardia. Il comitato regionale piemontese ha infatti invitato i propri atenei a spostare sul web lezioni, esami, lauree e ogni altra attività curriculare. Con le stesse eccezioni già viste per Medicina, laboratori, attività di ricerca indifferibili, biblioteche e - unica differenza - le aule con adeguata connettività purché presidiate. Un elenco praticamente identico, fatta eccezione per quest’ultima voce, a quello della Calabria.

Nelle zone arancioni garantiti i corsi per le matricole
Discendendo la scala della gravità e passando alle zone arancioni il panorama resta simile. In Puglia gli esami e le lauree andranno svolti da remoto mentre le lezioni solo dal secondo anno in su. Gli insegnamenti per le matricole di triennali, magistrali e corsi a ciclo unico restano in presenza come i laboratori e le attività di ricerca. Più stringente il regime per le biblioteche rispetto anche ad alcuni atenei ubicati in zona rossa, visto che è ammesso il prestito ma non la consultazione.
Si annunciano strette anche le maglie degli atenei siciliani che chiudono le biblioteche, sospendono le attività di mobilità Erasmus e spostano su internet le attività formative (eccetto il primo anno) e anche una parte delle attività laboratoriali. Con una “ciambella di salvataggio” per i tirocini di area non sanitaria: vengono sospesi e considerati conclusi ai fini della laurea (non abilitante) per chi li ha completi almeno al 60 per cento.

Poche differenze con le zone gialle
Praticamente analogo il quadro delle decisioni adottate nelle “zone gialle”. Valga per tutti l’esempio della Toscana. Oltre allo svolgimento da remoto degli esami, delle sedute di laurea e degli insegnamenti dal secondo anno in su e al mantenimento invece della presenza fisica per tutte le matricole (incluse quelle delle scuole di specializzazione), il comitato regionale ha disposto che possono proseguire anche i tirocini. In attesa di un’indicazione più chiara del ministero dell’Università. A cui gli atenei toscani hanno chiesto qualche delucidazione in più anche sulle biblioteche: nel dubbio vengono chiuse agli esterni mentre restano aperte per docenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi, tesisti e studenti (limitatamente al prestito).



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