Studenti e ricercatori

Ricerca scientifica e Stem al centro di un nuovo patto università-imprese

di Tommaso Agasisti e Alice Bertoletti*

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Durante gli scorsi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria, le università di tutto il mondo sono state costrette a chiudere le proprie sedi, trasformando le attività di didattica in presenza in un’offerta formativa online. In Italia, i campus e le principali aree universitarie delle città si sono svuotate e, solo all'inizio dell'attuale semestre, hanno incominciato nuovamente ad accogliere i propri studenti. Tuttavia, anche ora gli accessi rimangono contenuti, nel rispetto delle norme di sicurezza imposte dal permanere di una situazione sanitaria ancora emergenziale, e la situazione per le prossime settimane appare nuovamente preoccupante.
Se gli effetti del lockdown sui risultati accademici e sulle attività educative sono ancora difficilmente valutabili, paiono invece evidenti le sue conseguenze sulle numerose attività commerciali rivolte a studenti e personale universitario: bar, ristoranti, librerie, copisterie, centri sportivi, etc. Basti pensare che, solo in Italia, il sistema universitario comprende 1,7 milioni di studenti iscritti e più di 200 mila persone impegnate nelle attività accademiche e amministrative (Miur, 2020), le quali, a partire dal marzo 2020, hanno notevolmente ridotto o totalmente sospeso l'accesso agli atenei.

L’università volano di sviluppo
In questo quadro, l’emergenza sanitaria ci fornisce l’occasione di riflettere sul contributo delle università e del loro indotto all'economia locale. Dalla drastica riduzione della domanda di beni e servizi nelle principali aree universitarie, emerge l'esistenza di un canale diretto attraverso cui i sistemi di educazione terziaria possono incentivare l'economia del territorio. Questo canale comprende i benefici economici associati alla creazione di una nuova domanda di beni e servizi locali attraverso l’attrazione di studenti e lavoratori sul territorio, ma anche gli effetti positivi associati all’assunzione del personale accademico e amministrativo e ai relativi effetti moltiplicatori.
Quello appena descritto non è l'unico indirizzo tramite cui le università contribuiscono alla crescita economica locale. Altri due meccanismi possono essere individuati: (i) l'apporto di capitale umano qualificato e (ii) lo sviluppo di innovazione poi utilizzata nel territorio. Questi effetti agiscono in modo indiretto sull'economia locale e producono risultati generalmente di lungo termine, che non dovrebbero essere stati compromessi dalla situazione emergenziale. Le università ricoprono, infatti, un ruolo essenziale nella creazione di capitale umano altamente qualificato. Gli atenei formano laureati con le competenze necessarie per partecipare attivamente nel mondo del lavoro e contribuire significantemente alla crescita economica locale e nazionale. Inoltre, le università sono enti di sviluppo e di promozione dell’innovazione, che si realizza principalmente attraverso l'attività di ricerca e il trasferimento tecnologico verso le imprese. Qual è, quindi, il contributo complessivo delle università all'economia locale? La risposta a questa domanda è centrale in particolar modo alla luce delle pressioni dei governi che, a partire della crisi finanziaria del 2008, hanno iniziato a pretendere una dimostrazione delle ricadute in ambito economico e sociale dei propri investimenti nel campo dell'educazione terziaria.

La spesa per l’educazione terziaria
Infatti, la spesa pubblica destinata al settore universitario è particolarmente significativa, specie se confrontata con quella investita negli altri livelli di educazione. Ad esempio, nel 2019, la spesa per studente sostenuta dai paesi Europei in educazione terziaria è stata in media il 64% in più della spesa totale per studente in tutti gli altri stadi educativi, mentre in Italia è stata il 47% in più (Eurostat, 2019). In questo contesto, una stima empirica dei contributi economici dei sistemi universitari è necessaria, in primo luogo per giustificare i finanziamenti pubblici nel settore universitario e, in secondo luogo, per individuare quali sono le attività accademiche che contribuiscono maggiormente alla crescita economica. In questo modo, si potranno indirizzare in modo coerente gli investimenti pubblici e progettare politiche efficaci e con un maggior impatto economico sul territorio. In un recente studio abbiamo affrontato questa tematica, proponendo una stima empirica del contributo complessivo dei sistemi universitari sull'economia delle regioni europee (Agasisti, T. e Bertoletti, A., 2020. Higher education and economic growth: A longitudinal study of European regions 2000–2017. Socio-Economic Planning Sciences, in corso di pubblicazione). In particolare, è stata analizzata la crescita del Pil pro capite di 284 regioni Nuts-2 all'interno di 30 paesi europei (27 membri Ue, più Norvegia, Svizzera e Regno unito) dal 2000 al 2017.
Per fornire una valutazione il più possibile completa e precisa, sono stati considerati diversi aspetti che definiscono i sistemi universitari: il numero di università nella regione, le relative dimensioni, le performance di tali sistemi e altre importanti caratteristiche, come la specializzazione in discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e la percentuale di università pubbliche. Alla base di questa dettagliata modellizzazione, c’è la convinzione che le caratteristiche dei sistemi universitari e il modo in cui essi svolgono le loro attività possano influire notevolmente sulle performance economiche delle aree in cui insistono.

I risultati dell'analisi
Ci permettono di formulare interessanti considerazioni. Anzitutto, l’espansione dei sistemi universitari produce un impatto positivo sulla crescita economica regionale. Questo effetto positivo è legato principalmente a un aumento in termini di dimensioni delle università esistenti, più che all’incremento del numero di istituzioni. In particolare, i risultati mostrano che una crescita del 10% della dimensione dei sistemi universitari genera, ceteris paribus, un incremento dello 0,27% del Pil pro capite regionale nell’anno successivo. Un ulteriore importante risultato che emerge dall’analisi è la rilevanza che la qualità e le caratteristiche delle università ricoprono nel determinare l'impatto economico dei sistemi di educazione terziaria. La produttività nella ricerca scientifica e la specializzazione nelle discipline Stem sono infatti due fattori fondamentali per favorire la crescita economica della regione.
Questi risultati sono particolarmente legati alla struttura industriale del territorio. Sembra infatti che nelle regioni in cui esiste un settore di specializzazione specifico, la didattica e la ricerca si concentrino maggiormente sulle queste stesse discipline, attivando così circoli virtuosi di innovazione. Queste considerazioni si collegano ai risultati relativi alla rilevanza dei canali attraverso cui i sistemi universitari contribuiscono alla crescita economica locale. Infatti, le stime empiriche attribuiscono una particolare importanza al meccanismo dell’innovazione, mentre capitale umano e domanda di beni e servizi locali sembrano ricoprire un ruolo meno consistente (ancorché rilevante).

Gli interventi possibili
Alla luce dei risultati del nostro studio, si possono identificare tre principali aree di intervento per favorire la crescita economica locale attraverso politiche nel campo dell'educazione terziaria. In primo luogo, i governi dovrebbero allocare risorse pubbliche e predisporre incentivi per donazioni private, finalizzate a stimolare la creazione di nuove università o, ancora meglio, per espandere quelle esistenti. Una seconda area di intervento riguarda la necessità stimolare la collaborazione tra il mondo dell’industria e quello accademico, soprattutto nell’ambito delle attività di ricerca. Ad esempio, queste collaborazioni potrebbero essere incoraggiate attraverso la promozione di progetti di ricerca congiunti tra università e aziende (associando ad essi significativi risparmi incentivi fiscali). Infine, dovrebbero essere create le condizioni per avvicinare un maggior numero di studenti e personale accademico alle discipline Stem. A questo scopo, è auspicabile la promozione di iniziative precoci volte a far crescere l'interesse per le discipline scientifiche e tecnologiche già nei primi stadi educativi, in modo da favorire l'incremento di iscrizioni ai corsi universitari in questi settori.

*Politecnico di Milano School of Management


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