Studenti e ricercatori

«Gli sconti sulle tasse aiutano: il calo di matricole non ci sarà»

di E. Bru.

Il tanto temuto calo di matricole per ora non c’è. Anzi alcuni atenei del Sud stanno addirittura recuperando iscritti. Mentre le pre-iscrizioni degli studenti stranieri raddoppiano. Sono i primi, incoraggianti, segnali in vista del nuovo anno accademico che il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, ha deciso di condividere con il Sole 24 Ore in coincidenza con la ripresa delle lezioni universitarie.

In pieno lockdown aveva lanciato l’allarme sul possibile calo di matricole. Adesso che segnali abbiamo?

Anche se per avere un quadro completo dobbiamo aspettare almeno metà ottobre tutti i segnali, dalle università che hanno iniziato le iscrizioni alle pre-iscrizioni fino ai corsi ad accesso programmato, ci dicono che il calo non c’è. La richiesta di università è infatti comparabile se non addirittura superiore a quella degli anni scorsi.

Come se lo spiega?

Con l’efficacia delle politiche del governo. Da un lato, l’impatto delle misure sulla tassazione, che consentirà a uno studente su due di pagare meno tasse, è stato significativo in un momento di crisi economica. Dall’altro, è passato il messaggio rivolto ai giovani che per avere un futuro bisogna acquisire delle competenze.

Il fatto che molti corsi siano fruibili sia in presenza che a distanza sta influenzando le scelte delle matricole?

Aver mantenuto la possibilità di seguire anche a distanza fa sì che chi era già incardinato in un ateneo al secondo o al terzo anno conferma la scelta e resta nello stesso ateneo. Mentre per le matricole, per cui abbiamo dato l’indicazione di privilegiare i corsi in presenza, registriamo un incremento delle immatricolazioni in alcune regioni del Sud, ad esempio in Sicilia e Puglia, senza avere però un calo negli atenei del Nord. Grazie proprio alla maggiore propensione a iscriversi all’università.

Che tendenza abbiamo per gli studenti stranieri?

Abbiamo il doppio delle pre-iscrizioni rispetto agli altri anni: circa 20mila fino a questo momento ed è un dato molto importante. Ci dice sia che la scelta di fare le iscrizioni quansi interamente online, al posto delle vecchie domande cartacee da presentare tramite i consolati, ha pagato. Sia che ci troviamo davanti a un processo di redistribuzione globale degli studenti universitari. Se facciamo un’offerta ben riconoscibile anche all’estero l’Italia può diventare un hub della formazione.

La settimana scorsa l’Ocse ci ha ricordato che spendiamo ancora troppo poco per l’università. Ci sono margini per invertire la rotta grazie anche al Recovery Fund?

Nel Recovery Fund ci sarà una linea d’intervento dedicata agli investimenti in istruzione, formazione e ricerca per recuperare il gap di laureati e di accesso alla formazione terziaria.

E in legge di bilancio?

Penso che consolideremo le misure sul diritto allo studio, rendendole strutturali, e daremo un segnale di attenzione agli enti di ricerca.


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