Studenti e ricercatori

di Eugenio Bruno

Tagliando in vista per le lauree professionalizzanti. Mentre gli atenei si preparano ad avviare sei nuovi corsi in collaborazione con gli Ordini - portando così a 31 l’offerta complessiva di corsi a orientamento professionale- il ministero dell’Università sta per varare il primo riordino. Dichiarando chiusa la sperimentazione per i titoli che danno accesso alle professioni di agrotecnico, geometra, perito agrario e perito industriale.

Le scelte degli atenei

Le lauree triennali professionalizzanti sono titoli di livello universitari fortemente improntati alla formazione tecnica di base che, a partire dal 2018, le università possono attivare, d’intesa con gli Ordini professionali. E si affiancano ai diplomi rilasciati dagli Istituti tecnici superiori, che sono stati istituiti lungo la penisola in collaborazione con il mondo delle imprese, nel tentativo di dotare l’Italia di un sistema di istruzione superiore orientata specificamente al lavoro. Riuscendo là dove le triennali semplici sembrano aver fallito.

Finora gli atenei hanno utilizzato questa opzione 25 volte. Ai 14 corsi avviati nel 2018/2019 se ne sono aggiunti altri 11 nel 2019/2020. Con alterne fortune per quanto riguarda la risposta degli studenti, come abbiamo raccontato più volte su questo giornale. Nonostante si tratti di corsi a numero chiuso, attivabili al massimo in un ateneo, raramente sono riusciti a fare il pieno di immatricolazioni.

Ai 25 corsi già partiti, adesso se ne stanno per sommare altri sei: Tecniche della protezione civile e sicurezza del territorio a L’Aquila, Tecnologie digitali per le costruzioni alla Federico II di Napoli, Costruzioni, infrastrutture e territorio a Parma, Sistemi industriali e dell’informazione alla Politecnica delle Marche, Tecnologie alimentari per le produzioni dolciarie all’università del Sannio e Produzione sementiera e vivaismo all’ateneo della Tuscia.

Il riordino in arrivo

I sei corsi appena citati potrebbero tuttavia avere vita breve, almeno nella loro conformazione attuale, e confluire nelle tre nuove classi di laurea a indirizzo professionalizzante previste da un decreto ministeriale di riordino, che è atteso da circa un anno e che sembra ormai in dirittura d’arrivo. Nel raccogliere la sollecitazione del Consiglio universitario nazionale (Cun) a istituire le classi «L-P01 professioni tecniche per l’edilizia e il territorio», «L-P02 professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali» e «L-P03 professioni tecniche industriali e dell'informazione», il Dm stabilisce che le iniziative già avviate nell’ambito delle classi L-7, L-8, L-9, L-23, L-25, L-26, e aventi «contenuti e sbocchi analoghi a quelli delle classi disciplinate dallo schema di decreto, sono disattivati entro un anno dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame». Laddove è stata accantonata per ora l’ipotesi di prevederne anche una quarta per le professioni tecniche paraveterinarie.

Il provvedimento a firma del ministro Gaetano Manfredi - che, di fatto, dichiara chiusa la fase sperimentale per i titoli professionalizzanti collegati alle figure di agrotecnico, geometra, perito agrario e perito industriale - ha incassato prima dell’estate il via libera delle commissioni parlamentari competenti. Con alcune proposte di modifica. Alcune specifiche, come la richiesta di modificare l’articolo 55 del Dpr 328/2001 sull’accesso all’esame di Stato così da «assicurare il valore legale del titolo ai laureati delle classi professionali di cui al decreto in esame anche ai fini dell'accesso agli esami di Stato per le relative professioni». Altre più generali come il varo di «ogni possibile intervento conseguente l’istituzione delle nuove classi di laurea per evitare sovrapposizioni con l’offerta formativa degli Its con riferimento agli sbocchi occupazionali e professionali».

Del resto, di passerelle e collaborazione con Its si parla sin dalla nascita della lauree professionalizzanti. Chissà che non sia la volta buona.


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