Studenti e ricercatori

Sconti sulle tasse, tablet, schede Sim: università a caccia di nuovi studenti

di Eugenio Bruno

La caccia alle matricole è partita. Tra open day virtuali, webinar, test d’ingresso da casa o in presenza (come quelli che la Luiss svolgerà il 29 e 30 luglio a Roma e in altre 6 città italiane) e aperitivi o concerti di orientamento tutti gli atenei italiani sono impegnati a pubblicizzare la loro offerta formativa. In vista della fase 3 di settembre che dovrebbe coincidere con il ritorno in aula di una parte cospicua degli studenti universitari. O almeno questo è l’auspicio che il ministro Gaetano Manfredi esprime con cadenza quotidiana. E che tutti i rettori, a giudicare dalle iniziative messe in campo lungo la penisola, sono pronti a raccogliere. Anche per allontanare lo spauracchio di un nuovo crollo delle immatricolazioni che molti osservatori pubblici e privati paventano. Un rischio da scongiurare con tutti i mezzi in un Paese che, da un lato, occupa ancora il penultimo posto nell’Ue per laureati nella fascia 30-34anni (davanti alla sola Romania) e, dall’altro, ha già lasciato sul terreno 37mila immatricolati tra il 2004 e il 2019.

Le risorse stanziate dal governo

Per aiutare gli atenei ad attrarre nuovi studenti il Governo ha stanziato nuovi fondi con il decreto Rilancio appena convertito in legge. Come già raccontato ampiamente su questo giornale le linee di intervento scelte dal ministro Manfredi sono sostanzialmente due: 165 milioni (più 8 milioni per le Accademie e i Conservatori) servono a ridurre le tasse e aumentare le borse di studio; 62 milioni incrementano la dote emergenziale per università, Afam ed enti di ricerca prevista a marzo dal Dl ”Cura Italia” (50 milioni, ndr) portandola a 112 milioni. E se la prima gamba si era già mossa - grazie al decreto attuativo 234 del 2020 che consente agli atenei di portare la no tax area da 13 a 20mila euro e di introdurre sconti dal 10 all’80% fino a 30mila euro di Isee - adesso anche la seconda può farlo.

Con un Dm appena firmato il titolare dell’Università ha deciso la ripartizione dei 112 milioni stanziati tra marzo e luglio. Di questi, 75 sono destinati alle università statali e 7 alle non statali. Soffermandoci sui primi, il provvedimento a firma di Manfredi ricorda che 30 milioni (più 3 nelle private) servono per mettere in sicurezza le sedi mentre gli altri 45 vanno alla riduzione del digital divide che questi mesi di didattica online ha reso ancora più evidente. Una parte (20 miloni) per misure rivolte agli studenti, l’altra (25 milioni) per gli investimenti degli atenei. Con una clausola di salvaguardia che fissa a novembre 2020 il monitoraggio delle spese effetuate a consente al ministero di recuperare e redistribuire i fondi eventualmente rimasti in cassa.

Le scelte sulle tasse

In attesa di ricevere i fondi statali, alcune università già si sono mosse e altre sono pronte a farlo. Rinviando alla tabella qui accanto per il dettaglio delle singole misure in questa sede ci limitiamo a evidenziare come la leva più utilizzata dai rettori sembri quella contributiva. Tanti hanno già portato la soglia della no tax area a 20mila euro (e altri sono in procinto di deliberarla). Ma non mancano le università che già erano oltre oppure hanno scelto adesso di andarci: Cagliari, Firenze, Parma, Pavia, Messina, Palermo, Pisa (che prevede anche uno sconto del 20% fino a mila euro di Isee), il Politecnico di Torino, La Sapienza,Tor Vergata, Roma Tre, Udine, Verona. In abbinata molte realtà accademiche propongono sconti per studenti meritevoli basati sul voto di diploma (da 94 in su) o, per chi è già iscritto, sul numero di crediti maturati. E non mancano alcuni casi di bonus famiglia - più o meno cospicui se gli iscritti nello stesso nucleo familiare sono più d’uno - e i fondi anti-emergenza istituiti per l’occasione. Come quello intitolato ad Agostino Gemelli della Cattolica che è partito da un milione, ha superato i 2 e potrebbe essere ripetuto nei prossimi mesi a seconda dell’evolversi del contagio.

La lotta al digital divide

In altri atenei molta sentità appare poi l’esigenza di dotare gli immatricolati di una strumentazione digitale al passo con una didattica blended (mista) come quella che si delinea per settembre, visto che in diverse sedi universitarie ci si prepara ad affiancare il ritorno in presenza con un robusto pacchetto di corsi online (sia in diretta che registrati) sulla scorta dell’esperienza dei mesi scorsi. Al Nord come al Sud: si va da una scheda Sim per la connessione dati di 60 Giga a tutti gli studenti e al voucher di 100 euro per PC, notebook e tablet a tutte le matricole annunciati da Milano Bicocca alla Sim da 100 Giga di Bologna al bonus informatico di 500 euro di Sassari, fino ai fondi ad hoc delle università siciliane che sperano di avvantaggiarsi , come quelle pugliesi, degli aiuti regionali previsti gli ”emigranti” di ritorno. Mentre altre realtà, specialmente le private, hanno preferito investire sul potenziamento delle infrastrutture. Una su tutti la Bocconi con investimenti per 3 milioni.


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