Studenti e ricercatori

Rette, si allarga la no tax area per arginare l’effetto Covid

di Francesco Nariello

Ampliamento della no tax area e delle fasce reddituali che consentono di ottenere sconti sulle rette di iscrizione. È questa la strategia impostata per il prossimo anno accademico dal Miur con l’obiettivo di arginare l’impatto della crisi economica post Covid-19 sul sistema universitario, scongiurando un’emorragia di matricole e una crescita degli abbandoni.

Soglia Isee a 20mila euro

Nel dettaglio - con l’incremento di 165 milioni di euro, previsto dal decreto Rilancio, del fondo per il finanziamento ordinario delle università - l’asticella dell’Isee sotto la quale scatta l’esenzione dal pagamento delle tasse dovrebbe passare da 13 a 20mila euro. Mentre la riduzione delle rette - con un abbattimento medio previsto del 50% - riguarderebbe gli studenti con Isee tra 20 e 30mila euro lordi.

A queste misure dovrebbero aggiungersi aiuti mirati alle famiglie oltre soglia maggiormente colpite dalla crisi. Secondo le stime ministeriali i beneficiari della no tax area potrebbero passare da 300 a 500mila, mentre lo sconto sulle tasse riguarderebbe altri 200mila universitari.

I piani degli atenei

Può succedere che la rimodulazione del proprio sistema di tassazione da parte di un ateneo, anticipi - di fatto - il nuovo scenario. È il caso della Statale di Milano, che ha varato una piano tasse da un milione di euro che prevede, tra l’altro, l’ampliamento della no tax area a 20mila euro (rispetto ai 14mila attuali), riduzione della contribuzione per studenti in corso e fuori corso al primo anno con Isee fino a 60mila euro; sconti per attestazioni inferiori a 75mila euro; il mantenimento dei benefici per merito. L’università di Palermo ha innalzato la no tax area a 25mila euro di Isee che - secondo le stime dell’Ateneo - esonererà dal pagamento delle tasse per il 2020-2021 quasi il 70% degli iscritti.

Altri poli, invece, si sono mossi, negli scorsi anni, alzando in autonomia le soglie per esenzione totale o sconti. Come è accaduto, ad esempio, a Bologna e Ferrara, dove sono già previste tasse zero per attestazioni reddituali fino a 23mila euro (con determinati requisiti di merito) e, oltre tale valore, contribuzioni progressive più favorevoli per i redditi bassi. In alcuni casi, invece, l’innalzamento è stato minimo, come alla Federico II di Napoli e a Firenze, dove la soglia è stata spostata di 2mila euro(15mila), o alla Sapienza(14mila): qui le misure straordinarie potrebbero avere un enorme impatto.

La partita sui possibili risparmi sulle rette si giocherà anche in base ai parametri presi in considerazione per l’individuazione del reddito, dall’utilizzo dell’Isee corrente all’eventuale via libera ad autocertificazioni sul peggioramento «causa crisi» della situazione economica familiare. L’università di Torino, ad esempio, ha reso esplicita, sul sito web, la possibilità di ricalcolo del contributo onnicomprensivo in base all’Isee corrente, riferito alle condizioni attuali.

Requisiti di merito

Da sottolineare, in ogni caso, che - a meno di cambiamenti in corsa - per mantenere esoneri o sconti gli iscritti devono rispettare specifici requisiti di merito in termini di crediti formativi acquisiti: quelli in vigore consistono nell’avere conseguito, entro il 10 agosto del primo anno accademico, almeno 10 crediti formativi; soglia che passa a 25 per gli anni successivi.

Non mancano situazioni in cui gli esoneri sono connessi a motivazioni diverse. Come nel caso della Regione Sicilia che ha previsto, oltre a diversi bonus, l’azzeramento delle tasse per l’anno accademico 2020-21 per il rientro degli studenti iscritti in altre università italiane o all’estero presso un ateneo siciliano.

Discorso a parte, infine, per le università private, che sono libere di fissare il livello di tassazione - generalmente più elevato -, con rette molto variabili e la possibilità di ottenere agevolazioni anche in base al reddito. Alla Bocconi di Milano, ad esempio, tra le varie opportunità, ci sono - per lauree triennali e giurisprudenza - sconti commisurati alla condizione economico-patrimoniale del nucleo familiare, con tre fasce reddituali agevolate che consentono tagli del contributo ordinario (12.883 euro) dal 20 al 60 per cento.


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