Studenti e ricercatori

Il coronavirus non blocca le proposte di double degree

di Serena Riselli

I vantaggi sono molteplici: i double e joint degree non solo permettono di conseguire due titoli di studio in una volta sola, ma anche di trascorrere un periodo di tempo all’estero. Si tratta di corsi di studi progettati in comune tra autorità accademiche di paesi diversi, regolati da specifici accordi negoziali. Nel caso del joint degree il titolo accademico è unico e rilasciato congiuntamente, mentre nel caso del double degree si tratta di due o più diplomi di laurea rilasciati dagli istituti accademici coinvolti nel progetto.

Le tasse universitarie sono generalmente le stesse di un corso di laurea tradizionale, in aggiunta c’è però il costo del soggiorno all’estero, anche se molti atenei mettono a disposizione borse di studio.

Record alla Sapienza

Negli ultimi anni l’offerta degli atenei italiani è cresciuta: in nove anni è più che raddoppiata, passando dalle 300 proposte dell’anno accademico 2011/12 alle oltre 700 del 2020/21. La Sapienza di Roma è in Italia quella che ha attivato un maggior numero di corsi che prevedono il conseguimento del doppio titolo o di un titolo congiunto: ben 64. E l’ateneo romano conferma l’aumento delle immatricolazioni verso questi corsi: nell’anno accademico 2019/2020 il totale degli iscritti “double degree” è stato di 8.259 studenti contro i 7.951 iscritti del 2018/2019.

«I doppi titoli sono una grande opportunità di arricchimento culturale e scientifico dei nostri percorsi di studi0 perché offrono un’esperienza internazionale di qualità», spiega Tiziana Lippiello, prorettrice vicaria con delega alle relazioni internazionali dell’università Ca’ Foscari di Venezia. L’ateneo veneto offre più di 30 curricula che danno la possibilità di ottenere un double o joint degree includendo nuovi accordi con prestigiose università di tutto il mondo, tra cui la Ucl – University College London e l’Université Panthéon-Sorbonne di Parigi. E gli studenti sono raddoppiati negli ultimi 5 anni.

«Anche in una situazione difficile come questa creata dalla pandemia, di comune accordo con gli atenei partner, stiamo cercando di garantire ai nostri studenti questa esperienza unica e irripetibile, attraverso l’erogazione di corsi online oltreconfine», conclude Lippiello.

Le mosse post Covid

Già, perché ad ostacolare la corsa delle lauree doppie o congiunte ci ha pensato il Covid-19, che ha costretto tutte le università a ripensare la struttura e lo svolgimento di questo tipo di corsi, considerando anche la situazione internazionale in continua evoluzione.

Nel primo semestre 2020 una parte degli studenti che sarebbero dovuti partire hanno comunque potuto seguire dall’Italia o da dove si trovavano, i corsi attivati in modalità digitale dalle università ospitanti.

Per il prossimo semestre, invece, la situazione è ancora incerta, ma la maggior parte delle università, soprattutto quelle straniere, prevede ancora una somministrazione dei corsi a distanza.

L’università di Padova sta mettendo a punto un vero e proprio “contingency plan”, un piano di emergenza, per l’accoglienza degli studenti che potrebbero arrivare dall’estero per frequentare proprio uno dei corsi double o joint degree.

«È ancora tutto un work in progress – spiega Alessandro Paccagnella, prorettore per le relazioni internazionali – ma i risultati positivi che stiamo riscuotendo in termini di pre-immatricolazioni per l’anno accademico 2020/2021 sono dovuti soprattutto alla nostra capacità di essere elastici e di intervenire tempestivamente».

Attualmente l’ateneo veneto offre 21 corsi di laurea di tipo double o joint degree di cui uno a ciclo unico, uno di laurea triennale e 19 di laurea magistrale. «È aumentata sia la nostra offerta sia il numero di atenei con cui abbiamo stretto collaborazioni. Questo ha senza dubbio rappresentato un’attrattiva per gli studenti, soprattutto per quelli che vengono dall’estero, facendo registrare un aumento delle pre-iscrizioni pari a più del doppio rispetto all’anno accademico 2019-2020», afferma Paccagnella.

Un trend in crescita confermato anche dall’università di Pisa, che conta 2 lauree triennali, 21 magistrali e 5 PhD di tipo double o joint degree. Durante l’anno accademico in corso, ad esempio, l’ateneo toscano ha registrato una maggiore presenza di studenti da Cina e Russia. «L’università di Pisa considera l’incremento del numero di double e joint degree come uno degli obiettivi della sua strategia di internazionalizzazione», commenta Francesco Marcelloni, prorettore alla cooperazione e relazioni internazionali. «Per questo motivo, negli ultimi anni sono state istituite borse di studio per la mobilità degli studenti con incentivi per l’organizzazione di meeting con partner stranieri finalizzati alla loro istituzione».


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