Studenti e ricercatori

Erasmus «misto» virtuale e reale: ecco la mobilità dopo il virus

di Alessia Tripodi

La pandemia da coronavirus non ferma Erasmus. Anche durante l’emergenza sanitaria le domande di partecipazione al programma più famoso d’Europa sono cresciute, registrando un aumento delle candidature. E le attività continueranno con la mobilità cosiddetta “blended”, ovvero con periodi di mobilità virtuale uniti a momenti in presenza fisica quando le condizioni del contagio lo permetteranno.

Le novità per l’Erasmus “post covid” sono state annunciate nelle scorse settimane dalla Commissione europea. Che punta ora a definire i dettagli operativi del piano, anche in vista della partenza della nuova programmazione per il settennio 2021-2027.

I numeri della pandemia

Secondo i dati forniti dall’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, al momento dell’emergenza sanitaria gli studenti europei in Erasmus erano 165 mila e il 40% di loro è rimasto nel paese ospitante. Gli italiani oltre confine erano 13mila e solo la metà ha deciso di tornare in Italia dopo lo scoppio della pandemia. E nonostante il coronavirus le candidature per la mobilità presentate alla scadenza di febbraio 2020 hanno registrato un +3%, mentre le domande per progetti di cooperazione nell’università sono salite del 29% rispetto al 2019. «Anche nell’emergenza sanitaria Erasmus ha dimostrato da subito il suo valore e la sua flessibilità» dice Sara Pagliai, coordinatrice nazionale dell’Agenzia Erasmus+ Indire, sottolineando che «la Commissione ha fornito grande supporto, permettendo per esempio alle agenzie nazionali di riconoscere da subito le spese aggiuntive per il rientro in patria dei ragazzi». E ora Bruxelles « pensa alla fase 2 e a come ripartire a settembre», aggiunge Pagliai.

Mobilità “blended”

La mobilità virtuale prevista dal piano della Commissione potrà prevedere, per esempio, attività in “distance learning” organizzate dall’università ospitante o moduli di formazione virtuale. Queste esperienze a distanza dovranno poi essere combinate, spiega la Commissione, con una componente di mobilità fisica all’estero, nel momento in cui sarà nuovamente possibile. Tutte le attività, sia quelle svolte in modalità virtuale che fisica, dovranno essere riconosciute totalmente, per esempio attraverso il sistema europeo di riconoscimento e trasferimento dei crediti formativi (Ects).

«La mobilità virtuale - spiega Pagliai - si svolgerà secondo gli stessi criteri di quella reale : i ragazzi seguiranno i corsi dell’università ospitante e ci sarà un riconoscimento dei crediti sulla base di un Learning agreement, proprio come accade nell’Erasmus tradizionale».

Borse rimodulate

Visto che nella fase virtuale non ci saranno ovviamente spese di viaggio o di alloggio all’estero, le borse Erasmus «saranno rimodulate, ma ci sarà comunque un contributo con modalità che la Commissione ci deve ancora indicare», assicura Pagliai. Per consentire poi lo sviluppo delle competenze linguistiche, gli studenti potranno utilizzare l’Online Linguistic Support (Ols).

Novità anche per i docenti

Le novità riguarderanno anche lo staff in Erasmus, ovvero i professori universitari e il personale del settore.
Per loro la Commissione prevede la possibilità di sperimentare un intero periodo di mobilità virtuale, nel momento in cui la componente fisica non possa essere realizzata per il perdurare dell’emergenza e delle restrizioni alla mobilità.

La nuova programmazione

Questo Erasmus termina a dicembre 2020 e poi «dobbiamo guardare alla programmazione 2021/2027 - dice Pagliai - per la quale la Commissione ha proposto di raddoppiare l’investimento sul programma, passando dagli attuali 14,7 a 30 miliardi di euro».

«Il dibattito sul nuovo bilancio Ue è in corso e vedremo se questa proposta verrà confermata, ma intanto - aggiunge Pagliai - già si guarda alla fase 3, visto che sono usciti i pre bandi per l’accreditamento di università, scuole e istituti per l’educazione degli adulti alla nuova programmazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA