Studenti e ricercatori

«Uno studente su due pagherà meno tasse»

di Eugenio Bruno

Uno studente su due avrà una borsa di studio o uno sconto sulle tasse universitarie. È l’effetto più immediato della mini-manovra per l’università contenuta nel decreto Rilancio. Si parte dai 290 milioni per ridurre il digital divide e scongiurare la fuga di matricole, si passa ai 200 milioni per aprire le porte degli atenei a oltre 3mila giovani ricercatori e si arriva ai 550 milioni del prossimo biennio per finanziare i progetti di ricerca più innovativi. In attesa di un’iniziativa analoga che può e deve riguardare anche la ricerca industriale: è l’impegno che il ministro Gaetano Manfredi prende con questa intervista al Sole 24 Ore, in concomitanza con l’approdo in Gazzetta Ufficiale del maxi-provvedimento di urgenza varato la settimana scorsa dall’esecutivo per sostenere la ripartenza del Paese. Annunciando anche la convocazione a breve di un tavolo con Confindustria per individuare insieme le priorità.

Da presidente della Crui si è trovato più volte a chiedere, inutilmente, al governo di turno di investire nell’università. Ci voleva una pandemia per trovare il coraggio di farlo realmente?

Siamo davanti a una svolta rispetto agli ultimi anni. Evidentemente la situazione di emergenza che stiamo vivendo ha aiutato a capire quanto sia importante per il Paese investire nell’università e nella ricerca.

Partiamo dalle misure per gli studenti. Che impatto vi aspettate da un investimento nel diritto allo studio di quasi 300 milioni?

L’obiettivo è dare una risposta al rischio che la crisi possa ridurre l’accesso all’università. Per evitarlo abbiamo messo a punto un intervento integrato che riduce le tasse e aumenta le borse di studio oltre a prevedere una serie di incentivi di contrasto al digital divide e di sostegno alle famiglie colpite dalla crisi.

Con quali effetti?

Contiamo di portare da 300mila a 500mila gli studenti che beneficiano della no tax area e di assicurare uno sconto sulle tasse ad altri 250 mila. In totale 750mila studenti avranno un beneficio economico dal decreto. In pratica un iscritto all’università su due.

Il decreto invita anche le Regioni a fare la loro parte. Le risulta che alcune stiano pensando di introdurre un bonus per invogliare gli studenti fuori sede a rientrare?

Non ne sono al corrente. Ma credo che gli interventi a cui le regioni stanno pensando non debbano comunque incidere sulla libera scelta dello studente.

Il decreto prevede poi un piano per l’assunzione di oltre 3mila ricercatori universitari. Perchè dal 2021 anziché dal 2020?

Perché i concorsi partiranno subito ma si concluderanno l’anno prossimo. È un piano che abbiamo voluto fortemente per partire dai giovani. Dobbiamo cercare di non perdere i nostri talenti migliori, come purtroppo è accaduto dopo la crisi del 2008, e se possibile di convincere a tornare quelli che sono andati all’estero. Il nostro è un segnale politico che guarda al futuro. Guardando avanti mi aspetto un’università più dinamica, capace di rapportarsi a un mondo più dinamico, ma anche più innovativa e con una capacità maggiore di incidere nella società.

Che università si aspetta invece a settembre con la fase 3? Nella fase 2 sembra prevalere la prudenza. Da una ricognizione pubblicata sul Sole 24Ore di lunedì scorso sono pochi gli atenei che pensano di tornare a fare esami o sedute di laurea in presenza già quest’estate.

È chiaro che gli atenei si adegueranno in base all’andamento della situazione sanitaria. Immagino che davanti a un miglioramento alcuni atenei possano decidere, tra giugno e luglio, di ricominciare a fare qualche seduta di laurea in presenza. Mentre per settembre mi aspetto un’università che torni in presenza, organizzata per garantire il distanziamento sociale. Si punta ad esempio a spalmare la didattica su più giorni o a ridurre la presenza nelle aule.

Ad avere i problemi maggiori potrebbero essere gli atenei più grandi e affollati.

È probabile ma i grandi atenei sono anche quelli che hanno le migliori risorse organizzative.

Alcune università si aspettano anche una modifica delle regole di reclutamento, ritenute troppo restrittive. Saranno accontentati?

Nelle prossime settimane lavoreremo a un piano di semplificazioni per le università. Pensiamo ad esempio a tutti gli adempimenti necessari per gli acquisti o per la rendicontazione. Tutte procedure che vanno semplificate.

Con quale provvedimento?

Con il decreto semplificazioni in arrivo a breve.

Accanto all’università il decreto Rilancio torna a investire anche nella ricerca pubblica. Come giudica il contributo che ha dato per affrontare questa pandemia?

Credo che la ricerca italiana tutta, sia pubblica che privata, abbia dato una grande prova di competitività in questi mesi sui temi dell’emergenza. Penso ai farmaci, ai vaccini, ai dispositivi. Con questo provvedimento puntiamo ad andare oltre. Solo sui Prin, i progetti di rilevante interesse nazionale, abbiamo deciso di investire 550 milioni nel prossimi due anni, che si sommano ai 150 già stanziati. Arriviamo così a 700 milioni, che rappresentano il più grande investimento degli ultimi 20 anni sulla ricerca pubblica. Accanto a questo però serve un grande piano per la ricerca industriale.

A che cosa state pensando?

Penso ad esempio al Recovery fund: un pezzo importante deve riguardare la ricerca industriale. Ma è un’operazione che va fatta insieme al sistema industriale nella consapevolezza che dobbiamo uscire dalla crisi aumentando la nostra competitività. È una tappa fondamentale e serve una visione integrata pubblico-privata. Per farlo a breve convocherò un tavolo con Confindustria e con le altre realtà rappresentative del mondo della produzione per individuare insieme gli obiettivi e gli strumenti per raggiungerli.

Uno strumento può essere il Pnr, il programma nazionale della ricerca che è atteso da un anno e che è finito in stand-by a causa dei continui cambi di ministro dalle parti di viale Trastevere?

Sì. Stiamo lavorando al nuovo Pnr come documento chiave per integrare il nostro sistema di ricerca anche in un’ottica europea.

Con che tempi?

Puntiamo a completarlo prima dell’estate.


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