Studenti e ricercatori

La dote per l’università nel decreto rilancio sale a 1,4 miliardi

di Eu. B.

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Di bozza in bozza sale la dote per l’università prevista nel decreto rilancio. Dai 3oo milioni di partenza si è arrivati a quota 1,4 miliardi. A rivelarlo è stato ieri il ministro Gaetano Manfredi che ha indicato i principali settori di intervento: «Risorse utili - aggiunge - per rafforzare il sistema universitario, ridurre le tasse e aumentare le borse di studio per gli studenti, assegnare altri 4mila posti da ricercatore oltre ai 1600 già deliberati, investire su un grande programma di ricerca nazionale, che rappresenta una grande opportunità per i nostri talenti, in Italia e all'estero, pronti a dare un contributo alla ripartenza del Paese». Ringraziando poi il premier Giuseppe Conte e il suo collega dell’Economia, Roberto Gualtieri, per l’attenzione riservata agli atenei.

Le misure già consolidate
Se le bozze circolate fino a ieri ancora non contenevano i dettagli sul piano per la ricerca e sull’assunzione di altri 4mila ricercatori sul diritto allo studio il quadro è più chiaro. E passa per tre misure principali: 70 milioni sono destinati ad aiutare studenti e docenti a superare il digital divide; 175 milioni servono ad aumentare fino a 20mila euro la no tax area e ad assicurare uno sconto sulle tasse universitarie oltre tale soglia; 40 milioni vanno a rimpinguare il Fondo integrativo statale (Fis) sulle borse di studio, a cui se ne aggiungeranno altrettanti di matrice regionale, con un occhio di riguardo agli idonei non beneficiari.

Le misure per assegnisti e dottori di ricerca
Il decreto contiene anche un segnale di attenzione a quelle figure che, all’interno degli atenei, sono state forse maggiormente penalizzate dalla crisi in atto, come assegnisti e dottori di ricerca che hanno visto scadere la borsa durante lo scoppio della pandemia. Il Dl riconosce la possibilità ai soggetti che conferiscono assegni di ricerca (tra gli altri, università, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e sperimentazione, nonchè ogni altra istituzione il cui diploma di perfezionamento scientifico è stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca) di prorogare la durata degli assegni in essere alla data del 9 marzo 2020 del tempo necessario a concludere il progetto di ricerca. Al tempo stesso ai dottorandi che concludono la loro attività nel corso dell’anno accademico 2019/20 viene concessa una proroga di due mesi della loro borsa.

Cinquemila specializzandi in più
Anche se Manfredi non li ha citati, nel pacchetto di misure che riguardano il suo dicastero (e quello della Salute) rientrano le 5mila borse di specializzazioni destinate ai futuri camici bianchi. Sul punto il decreto destina 95 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 98,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.


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