Pianeta atenei

Sì alla formazione per i manager con un approccio divulgativo

di Claudio Tucci

La sfida per il mondo delle imprese è “contaminare” i Mooc, strumenti pensati per una formazione accademica, per farli diventare un’occasione di formazione manageriale - rivolti quindi alle fasce medio-alte della popolazione aziendale - vista la loro valenza scientifica. A patto, però, è il messaggio che lanciano le aziende, che «assumano un approccio di tipo divulgativo e orientato al contesto professionale».

Le basi, del resto, ci sono. I Mooc rappresentano oggi un segmento di qualità nel panorama della formazione in e-learning. E, più in generale - come anche tutto il mondo del cosiddetto microlearning - sono una buona risposta a una serie di esigenze della forza lavoro, vale a dire: imparare in maniera continuativa, andare incontro a necessità personali/lavorative, stimolare l’auto-apprendimento.

La formazione, breve e di tipo 2.0, sfrutta infatti le nuove tecnologie (in questi giorni di emergenza sanitaria venute prepotentemente alla ribalta, dalla scuola alla sanità), rende possibile un apprendimento che va oltre i contesti convenzionali, offrendo quel tipo di formazione concisa e di facile fruibilità che le persone stesse richiedono.

Dall’accademia alle aziende

Ne è convinta Federmeccanica, che assieme a Fondirigenti e Federmanager, sta facendo decollare su tutto il territorio nazionale un progetto di microlearning, «Ready4» che sperimenta, appunto, metodologie innovative al fine di ricavare concreti benefici dalle innovazioni tecnologiche e dalla digitalizzazione dei processi: «La formazione - spiega il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz - è un investimento su se stessi, e delle aziende sulle persone. Uno strumento ancora più indispensabile oggi, in una fase cosi critica come quella che ci troviamo ora ad affrontare a causa dell’emergenza coronavirus. Con “Ready4” vogliamo offrire agli imprenditori e ai manager delle aziende metalmeccaniche percorsi formativi di alto livello, una formazione agile, facilmente fruibile e personalizzabile, che possa aiutarli a gestire la trasformazione digitale in atto».

Insomma, il sapere accademico, che si ritrova nei Mooc, sulla falsariga delle iniziative di microlearning, per arrivare al mondo produttivo, dovrà essere veicolato attraverso un linguaggio aziendale, pensato e progettato fin dall’inizio per (e assieme) alle imprese.

Su e giù per l’Italia altri esempi virtuosi non mancano. «Penso alla proposta di una collana di corsi online “Digital Divide – Ripensarsi manager nell’era digitale” finanziata da Fondirigenti e realizzati da Cefriel-Politecnico di Milano, Ecole e Skilla - aggiunge Chiara Manfredda, direttore dell’Area sistema formativo e capitale umano di Assolombarda -. L’obiettivo è fornire le basi per comprendere le tematiche digitali e saper operare in contesti che stanno affrontando progetti di innovazione digitale. I corsi spaziano, infatti, dal fare business nel mondo digitale al valore dei dati; dal cyber security al lavoro agile, solo per fare qualche esempio».

Passaggi generazionali

In Italia, queste iniziative sono all’inizio. Ma c’è ampio spazio. Oggi, le imprese con un fatturato tra i 30 e i 50 milioni di euro sono, per circa il 70%, a conduzione familiare. Inoltre, circa il 20% di queste hanno un capo azienda con una età superiore a 70 anni, ciò significa che in pochi anni un quinto di tali aziende dovrà affrontare un ricambio generazionale. «Si tratta di un passaggio delicato - sottolinea Sabrina De Santis, direttore Education di Federmeccanica - perché presuppone l’individuazione delle giuste persone dotate delle opportune skills. Inoltre, oltre l’80% delle imprese manifatturiere è alle prese con la trasformazione digitale; e anche qui, quindi, il capitale umano rappresenta, e rappresenterà, in futuro un valore aggiunto».

Reskilling e dirigenti

La nuova frontiera Mooc-microlearning piace anche alla Rold che produce componenti e soluzioni per il mercato degli elettrodomestici (da poco ha aperto anche una divisione per rispondere alle esigenze di Industria 4.0), 230 addetti, casa madre a Nerviano, in provincia di Milano. Per la numero uno di Rold, Laura Rocchitelli «il tema della formazione e del reskilling, adesso, è quanto mai centrale - racconta -. In quest’ottica, la tecnologia può essere d’aiuto, anche a collegare meglio formazione e mondo del lavoro».

Dalla Lombardia al Veneto, il passo è breve. Ma anche qui l’interesse è identico. «Le piattaforme Mooc, così come tutti i sistemi di formazione a distanza, acquisiscono oggi un’importanza crescente, in particolare dopo l’emergenza Covid-19 - chiosa il presidente di Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo, Vincenzo Marinese -. Il gap che viviamo in Italia rispetto ad altri Paesi sarà velocemente superato, consentendo così la fruizione di corsi di alta formazione e universitari anche a quadri e dirigenti, che potranno frequentarli in modo flessibile fuori dall’orario di lavoro. A Venezia possiamo contare su università già attive in questo senso, che puntano su una formazione che smaterializza la presenza fisica e i possibili congestionamenti, garantendo la qualità della didattica».


© RIPRODUZIONE RISERVATA