Studenti e ricercatori

«Con Ipsamooc possibile l’alta formazione a distanza»

di Eugenio Bruno

Il “riuso” dei corsi è uno dei punti di forza del modello Mooc. A maggior ragione quando nascono nell’ambito di un progetto accademico coordinato. Come accade ai corsi di scienza politica prodotti dalla Federico II con l’International political science association (Ipsa) e promossi da Fortunato Musella, professore di Scienza Politica all’ateneo napoletano e autore, con Mauro Calise, del saggio “Il Principe digitale” (Laterza).

Immaginati 5 anni fa per essere il primo programma tematico Mooc di introduzione alla Scienza Politica gli “Ipsamooc” sono un classico esempio di «riuso» visto che sono stati utilizzati come supporto alla didattica non solo alla Federico II, ma anche dai colleghi della Belji University di Istanbul, dell’Universidad Autonoma di Madrid e della Sapienza di Roma, applicando il modello della classe capovolta. Oltre a tanti altri docenti nel mondo che hanno sfruttato al meglio le opportunità dell’open access.

Professor Musella ci racconta in che cosa consiste il progetto di riuso degli Ipsamooc?

Non mi focalizzerei tanto sul riuso, che caratterizza qualsiasi corso Mooc, quanto sulla possibilità di internazionalizzazione che hanno garantito allo studio e alla ricerca. Stiamo parlando della prima esperienza di alta formazione a distanza tra un centro di ateneo e un’associazione mondiale di scienze politiche come l’Ipsa, che con 7 corsi ha raggiunto oltre 30mila studenti. Una platea molto più ampia degli iscritti all’associazione che mi sembra siano circa 5mila.

Da dove nasce l’idea?

Nasce perché all’interno di Federica abbiamo già in atto diverse partnership con altri atenei o con il mondo corporate. In più c’era una richiesta della stessa Ipsa che aveva un ampio patrimonio a disposizione ma non sapeva come valorizzarlo.

Quali altri realtà hanno utilizzato i vostri corsi?

Sono stati usati sia per i corsi di dottorato alla Normale di Pisa, sia per summer school, sia dalle università di Istanbul, Madrid e dalla Sapienza di Roma. Si tratta di corsi molto flessibili: si può decidere di utilizzarne l’intero set o solo una parte.

Che cosa possono rappresentare i Mooc nella fase di emergenza in atto?

Il coronavirus ha posto l’esigenza della didattica a distanza come in sanità ha reso necessari gli ospedali da campo dove per forza di cose ci si arrabbatta. Ma se uno potesse sceglierebbe di essere curato dalla medicina generale. Allo stesso modo i Mooc servono a garantire una didattica a distanza che mira all’eccellenza e che è stata forgiata in un tempo lungo.


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